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Paul Weller – Heliocentric

Heliocentric (2000) sta lì a testimoniare che Paul Weller non arrivò in forma smagliante alla fine dello scorso millennio, nonostante il ritrovato successo durante gli anni ’90.

Il suo immediato predecessore, Heavy Soul, aveva già mostrato qualche segnale in questo senso: arrangiamenti muscolari, incazzatura facile e brevi passaggi a vuoto.

Heliocentric è certo meno vigoroso, anzi sembra sbattersi alla continua ricerca di un approdo che sia dolce a tutti i costi. Quando lo trova, si tratta di una dolcezza fragilissima ed insicura: Sweet Pea, My Sweet Pea (scritta per la figlia Leah), He’s The Keeper (un tributo a Ronnie Lane), Frightened (l’inedito terrore di affrontare la giornata), Love-Less.

La produzione seventies del solito Brendan Lynch questa volta non aiuta, anzi annacqua ancora di più l’ispirazione di un Weller che già di per sé pare molto incerto: quasi tutti i brani di Heliocentric durano almeno un minuto in più del necessario.

Alcuni troveranno maggiore giustizia in veste interamente acustica, in Days Of Speed, dove il Modfather sarà in grado di rilevarne la bellezza; ma ecco, a conti fatti Heliocentric ad oggi rimane il lavoro più debole, meno convinto e (quindi) meno entusiasmante di tutto il viaggio solista di Paul Weller.