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Primal Scream – Vanishing Point

L’ascolto di Vanishing Point è un’esperienza allo stesso tempo ossessiva, inebriante, stoned ed inquietante; (ma) alla fine esalta, e la distanza con il desiderio altezzoso espresso da Gillespie sin dalle prime battute dell’album – «if you could see what I can see, feel what I feel  / when my head is on fire» – è del tutto azzerata.

Improvvisato, scritto e registrato in poche settimane ed infine pubblicato nel luglio del 1997, il quinto album dei Primal Scream è ispirato all’omonimo film di Richard D. Sarafian del 1971 (Punto Zero): Gillespie & co. intendevano creare una sorta di colonna sonora alternativa a questo road action movie il cui protagonista, Kowalski (un autista reduce del Vietnam, interpretato da Barry Newman), scommette che arriverà in un solo giorno da Denver a San Francisco, lanciandosi così in una folle e leggendaria corsa attraverso i quasi 2000km che dividono le due città (ovviamente inseguito dalla polizia di tutti gli stati che gli capita di attraversare, provocando incidenti a ripetizione, diventando l’idolo delle cronache ed incrociando il passo con discinte motocicliste).

Il credo di Kowalski (velocità = libertà) è qui trasformato in una fusione orgiastica dub, ambientkrautrock, funk/soulpsichedelia trip-hop, con un guizzo di rock&roll ben polveroso (Medication e Mötorhead, cover degli Hawkwind); a posteriori, Vanishing Point è l’anello di congiunzione tra Screamadelica e XTRMNTR, che seguirà a distanza di tre anni.

Prevale decisamente il groove, spesso lisergico, spinto dall’incessante pulsare ritmico dei bassi (come dub vuole, d’altra parte): è il primo album della band di Glasgow con l’ex Stone Roses Gary ‘Mani’ Mounfield, anche se il basso è ancora in parte opera di Marco Nelson, è un disco la cui produzione (affidata a Brendan Lynch) è tanto torbida che pare colato fuori dai Black Ark studios di Lee ‘Scratch’ Perry e per quanto possa sembrare incredibile ne esiste anche una versione più estrema (Echo Dek, che raccoglie tutti i mix dub di questi brani).

Però non è un collage di suoni: si tratta comunque di canzoni; un esito non scontato a fronte di un approccio tanto onnivoro, ma in questo risiedono il genio dei Primal Scream e una delle ragioni per cui Vanishing Point è un capolavoro, uno di quelli che si insinua sotto pelle e diventa la colonna sonora – più che di un improbabile film ambientato sulle  polverose highway americane – di una quotidianità che tende compulsivamente a liberarsi di ogni convenzione e formalismo.