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Ramones – It’s Alive

C’è poco da discutere: It’s Alive è uno dei più incredibili album dal vivo di sempre e di per sé il miglior live dell’intero movimento punk di fine ’70.

Questo – va detto – un po’ anche per mancanza di veri contendenti al titolo, ma comunque nulla supererebbe l’esperienza di ascoltare i Ramones, la band che aveva acceso la miccia, al meglio delle proprie potenzialità ed al massimo della forma.

E poi ci sarebbe quel particolare non esattamente trascurabile: 28 brani schiacciati a velocità supersonica in 53 minuti, praticamente una guerra lampo.

Un blitz che i Ramones lanciarono dal Rainbow Theatre di Londra il 31 dicembre del 1977, pescando a piene mani dal loro primissimo periodo (in quello stesso anno avevano dato alle stampe Leave Home e Rocket To Russia) e celebrando lo strapotere adrenalinico della loro lineup originale – particolare non trascurabile, dato che It’s Alive sarebbe stato pubblicato ben più tardi, nell’aprile del 1979, dopo Road To Ruin e dopo la decisione di Tommy di mollare per dedicarsi alla produzione.

Zero pause, zero chiacchiere, chitarra velocissima, arrangiamenti ridotti all’osso, giacche di pelle e jeans strappati: è uno schiaffo, è un greatest hits clamoroso, è la definitiva cristallizzazione dell’attitudine con la quale i Ramones affrontavano la vita, il pubblico, le canzoni – le loro e quelle di altri, a dimostrazione che potenzialmente ogni cosa avrebbe potuto essere risucchiata nel loro mondo.

L’unica cosa che manca in It’s Alive è Ennio Morricone: The Good, The Bad And The Ugly in apertura o The Ecstasy Of Gold in chiusura, come facevano di solito. Per il resto, è la miglior rappresentazione di ciò che sono stati e per certi versi di cosa dovrebbe essere il rock’n’roll.