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Real Estate – Days

Real-Estate-Days-630x630_jpeg_630x630_q85Faccio pubblica ammenda.
Errare è umano, perseverare diabolico no? Ecco.

E così avevo inserito questo disco tra quelli usciti nel 2011 che insomma – come si dice – fa lo stesso, e invece mi ricredo: folgorato sulla via di Damasco, tipo.

Ma comunque, sono sempre io quello che ascoltando per la prima volta Ok Computer non ci trovò nulla di così speciale (ma mi era stato venduto come una cosa grunge: beata innocenza!).

Ciò detto, il fatto è che alla lunga (sì, molto lunga) quelli che sembravano i punti deboli del debutto dei Real Estate si rivelano invece forti, fortissimi.

Le nenie, le melodie soffici come fiocchi di neve tengono su Days, che altro non è che un magnifico castello di sabbia che fluttua sotto lo sguardo trasognato di un bambino felice.

In realtà è tutto un flusso di coscienza lungo 40′, tenuto su dall’imperterrito jingle/jangle della Rickembacker (non lo è, v. sotto, ma mi piace pensarla così), che punta sin dall’inizio a quegli oh! soffusi, ovunque, ovunque come nuvolette veloci: oh, when you came back from the scene it’s true, you brought a melody / oh, I know it’s hard but you stay with me, oh ooh, we got a memory..

I Real Estate fanno della ripetitività, della leggerezza e dell’ipnosi le chiavi del loro suono. Days ciondola sul bagnasciuga con il coktail in mano: la strumentale Kinder Blumer ne è il perfetto esempio.

La noia e lo spaesamento di certe giornate d’agosto, avete presente no? Ecco: questo disco è così, le sue melodie imperturbabili ricalcano perfettamente quella specie di malessere.

Premere play non svolterà la giornata, magari amplificherà il tutto gettandovi in una disperata stereofonia, ma poi arriverà un altro giorno.

No, non la notte, because the night is just another day: e tutto gira, perpetuo ed inamovibile. Quindi non resterà che arrendersi.

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