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Red Hot Chili Peppers – One Hot Minute

RHCP_One_Hot_MinuteOne Hot Minute è l’album che, se potessero, i Red Hot Chili Peppers cancellerebbero dalla loro discografia, quello di cui non si parla mai, quello che mai eseguono dal vivo, eppure c’è. [EDIT: ecco la prima performance di Aeroplane in 20 anni]

La scena madre si svolge il 27 maggio 1992 in Giappone, nel bel mezzo del tour mondiale di Blood Sugar Sex Magik, poche ore prima del concerto di Omiya. Esausto dalle fatiche del tour, alle prese con le conseguenze dello straripante successo, ormai umanamente alieno al resto della band, John Frusciante esce dal gruppo. Verrà convito dal tour manager a suonare quella sera e la sera dopo; poi, interrogato su come – secondo lui – i RHCP avrebbe dovuto comunicare il suo abbandono, risponde: «dite semplicemente che sono impazzito». Di lì scenderà all’inferno, ma questa è in parte un’altra storia.

Inizia qui la ricerca (ancora una volta) di nuovo un chitarrista per i Chili Peppers. Per tirare in porto il tour chiamano Arik Marshall, ma è chiaro che non è un degno partner compositivo. Infinite audizioni, bizzarri annunci su L.A. Weekly, fino a che la scelta cade su Dave Navarro, prodigioso ex Jane’s Addiction.

One Hot Minute è quindi il risultato di quella decisione, di un processo di registrazione iniziato nell’estate del 1994 e terminato solo nel marzo del 1995; un processo influenzato da due fattori soprattutto: la nuova dipendenza di Kiedis (oppiacei vari) – con ogni immaginabile ripercussione sulle sue performance vocali e un notevole blocco dello scrittore – e le continue critiche di Navarro ai metodi compositivi della band (infinite jam).

Il disco si colloca in questo orizzonte di incertezza, e ovviamente ne risente (artisticamente e commercialmente). Anche oggi, la peculiarità (negativa) di One Hot Minute è la sua mancanza di fluidità – un qualcosa che emerge ancora di più ascoltando in sequenza quanto avevano prodotto i Chili Peppers fino a quel momento e cosa hanno prodotto poi (Californication e By The Way, fermiamoci lì).

Pubblicato nel 1995, non è comunque un album privo di qualche spunto: su tutti, i due singoli Aeroplane e My Friends (anche se in quest’ultima è evidente la ricerca – a vuoto – di una nuova Under The Bridge); per la prima volta, Flea si fa parte attiva nella scrittura dei testi e finisce addirittura alla voce (Pea) e Tearjerker anticipa certe stucchevolezze assai recenti.

Per quanto possa essere facilmente catalogato come una volgare esibizione di potenza (CIT.), che tenta ogni tanto di evocare fasti passati (Walkabout), riprendendo in parte uno stilema metal già sentito in Mother’s Milk (ma lì era una questione di produzione, qui il tutto è riconducibile allo stile di Navarro), One Hot Minute vive di una oscurità opprimente, trasuda una magnetica negatività.

…and everything experimental ‘til death was upon us
in our face mortality and lots of things seemed futile then
but love and music can save us, and did…

Proprio la tormentata composizione di questo album è la ragione per cui qui e non altrove si trova una canzone / flusso di coscienza come Deep Kick, nella quale Kiedis si lascia andare al racconto della sua giovinezza tormentata, vagabonda, drogata, sperimentale e pericolosa; su One Hot Minute, e non altrove nella discografia dei Chili Peppers, l’epica confessione metropolitana ed additiva di Under The Bridge si trasforma in richiesta di aiuto (Warped).

Per contro, i RHCP mai sono stati così inefficaci nell’esprimere una qualsiasi joie de vivre (Coffee Shop?), ma non erano certo anime libere.

Da dimenticare totalmente è anche il look scelto dalla band per questo disco, che rivista oggi è più che imbarazzante e pare fortemente influenzata (ancora una volta) da Navarro, genio dell’eye-liner tanto quanto della sei corde.

Perso per strada però un amico fraterno e – forse ancora di più – un musicista eccelso, One Hot Minute pare oggi, con tutti i suoi evidenti difetti, una specie di tappa obbligata nel tortuoso cammino di RHCP; come si dice, si risale solo dopo aver toccato il fondo.

1 comment on “Red Hot Chili Peppers – One Hot Minute

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