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Red Hot Chili Peppers – The Uplift Mofo Party Plan

Per quanto possa sembrare strano, The Uplift Modo Party Plan è l’unico album nell’intera discografia dei RHCP sul quale suonano tutti coloro che avevano dato vita alla band: Jack Irons e Hillel Slovak avevano mollato il colpo prima di registrare il debutto, poi Slovak era tornato per Freaky Styley, Irons no; tutti presenti all’appuntamento numero tre, che in effetti rappresenta il primo episodio in cui si scorge davvero il potenziale dei Red Hot Chili Peppers, ripulito dalle interferenze dei primi produttori.

Behind The Sun è il prototipo dei brani che andranno a comporre con la complicità di Frusciante (nemmeno nel successivo Mother’s Milk c’è qualcosa del genere), inediti spunti melodici sbucano dalla furia di Me And My FriendsFight Like A Brave e Backwoods, mentre Subterranean Homesick Blues è Dylan rivisitato dai RUN DMC, Skinny Sweaty Man è quasi in stile gonzo e Love Trilogy ben mostra che follia di chitarrista fosse Slovak: funk? punk rock? trash metal? tutte queste cose insieme!

The Uplift Mofo Party Plan, insomma, vive di dinamiche nuove e meno rigide degli album che l’hanno preceduto, è il primo segnale di vita commerciale dei Red Hot Chili Peppers (che avrebbero già meritato molto di più con questo album rispetto a quanto avvenuto con Mother’s Milk, che gli è molto inferiore) e – sopratutto – di fatto crea (o contribuisce con decisione a creare) un intero genere: il rap/rock anfetaminico che spopolerà nelle classifiche USA per molta parte del decennio successivo (senza mai arrivare a lambire nemmeno un briciolo della verve dei Chili Peppers).

E’ anche la realizzazione di una lunghissima strada, che però terminerà tragicamente: Slovak morirà di overdose durante il tour (e molti anni dopo, su By The Way, Kiedis confesserà di non essere riuscito a rimanere lucido nemmeno quel giorno) e Jack Irons mollerà proprio a causa del lutto (riapparirà nel decennio successivo dietro le pelli dei Pearl Jam). Un bel sogno durato troppo poco.