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Rich Cohen – Rolling Stones Rock’n’Roll Love

Per anni Jagger aveva finto di essere il diavolo. Poi, una sera, organizzò una festa e il demonio si presentò sul serio. Gli Stones non si ripresero mai più. Nelle storie del terrore, un uomo vede un fantasma e i capelli gli diventano bianchi. Che cosa videro i Rolling Stones ad Altamont? La loro fine, il destino di chi tiene la bomba in mano un secondo di troppo. Sono cresciuto dopo quell’evento, non ho mai credito nel potere satanico di Jagger né ho mai visto la band ai tempi in cui era infusa di energie messianiche. Quando sono andato al mio primo concerto degli Stones, sapevo già che erano tutte fantasie.

Questo libro racconta la la storia del periodo d’oro dei Rolling Stones, l’equivalente musicale delle sacre scritture: ne sanno qualcosa tutti, persino i profani.
Ciò che cambia rispetto al solito è il punto di vista, assolutamente privilegiato  particolarissimo, dello scrittore: ancor prima che coautore della serie Vinyl (che ha avuto vita breve), Rich Cohen è stato a lungo (tra l’altro) una delle firme di punta di Rolling Stone; lì negli anni ’90 – grazie ad un trucco: non svelare mai al direttore Jan Wenner quale fosse la sua band preferita – riuscì ad entrare in contatto con i suoi idoli dell’adolescenza.
Non solo li intervistò diverse volte, ma per un certo periodo divenne un loro amico; di quelli – per capirsi – a cui Mick e Keith, nel tempo, hanno raccontato e svelato di tutto e di più, forse affascinati dal confronto con qualcuno  per cui gli Stones sono sempre esistiti esattamente come il sole e la luna.

E infatti il titolo originale del libro è proprio The Sun The Moon & The Rolling StonesRolling Stones Rock’n’Roll Love ne è la solita traduzione del cazzo all’italiana, opera di qualcuno che si è sentito in dovere di semplificare il tutto ad uso e consumo di una generazione cresciuta a botte di Virgin Radio, ma mancando completamente il punto.

Non si tratta di un saggio; è però un racconto nel corso del quale pare ricorrente la domanda posta da Keith Richards all’autore: «dimmelo tu, io non lo so. Com’è vivere in un mondo dove gli Stones sono sempre esistiti?»; insomma la chiave di lettura è proprio la tensione tra una mitologia in costante divenire sin dall’inizio dell’era moderna – e tutte le sue pieghe disperse in un tempo lasciato indietro con sorprendente velocità  – e l’oggi, la società attuale, l’assimilazione stessa degli Stones come parte inamovibile della contemporaneità.

Il pregio di Cohen, e cioè quello che rende Rolling Stones Rock’n’Roll Love (…) effettivamente molto interessante, è l’approccio giornalistico: neppure per un istante l’autore si trasforma in un asettico megafono degli Stones e della loro come raccontatagli; scandaglia, va, controlla, trova altre fonti, mischia il tutto con la sua esperienza di fan (che affiora nella giusta misura e spesso con sincero sbigottimento e comprende un’improbabile effrazione nella villa francese dove venne registrato Exile On Main St.).
Questo modus operandi permette a Cohen di raccontare molti episodi (su tutti il concerto alla Altamont Speedway e la morte di Brian Jones) sotto ogni aspetto (le premesse, il multiforme svolgimento, le conseguenze ideologiche e personali di ciò che avvenne), con una misura di poche pagine ma fitte, coinvolgenti, ma mai sbrodolate.

Il fatto che il libro si soffermi anche su ciò che è venuto dopo (diciamo dopo Some Girls) non risparmiando alcuna assennata critica alla band come apparsa negli ultimi trent’anni, lo rendono un’opera imprescindibile.

Rolling Stones Rock’n’Roll Love va letto con passione, comprese le ricche note in chiusura: lì si scopre che il recentissimo Blue & Lonesome potrebbe essere frutto di un ottimo consiglio di Rich Cohen ai suoi idoli/amici.