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Richard Ashcroft – These People

richard_ashcroft_these_peopleDue sono le cose in cui Richard Ashcroft pare stavolta aver toppato senza appello, entrambe fondamentali: il messaggio e la resa sonora.

Insomma, con These People siamo al di sotto del minimo sindacale (quindi no, non basterà la nostra consueta rubrica dedicata ai peggio dischi dell’anno).

Sarà pur vero – come ha detto lui stesso – che quando parte Out Of My Body, «con quella intro, potrebbe tranquillamente essere una canzone di Johnny Cash, e poi di botto si apre verso una deriva elettronica cambiando completamente», peccato che si tratti di un andazzo da torneo di beach volley che nemmeno in riviera negli anni ’90.

Ma in generale bisognerebbe proprio rivedere il concetto che il team all’opera dietro These People ha di deriva elettronica, perché i suoni sintetici sono (appunto) tutt’altro che attuali – ma nemmeno guidati da un qualche gusto classico – e, comunque, nella maggior parte dei casi finiscono anestetizzati da arrangiamenti orchestrali che non offrono soluzioni dinamiche ma appiattiscono ogni sfumatura, riducendo questo disco un’oretta di ascolto tanto facile quanto dimenticabile: la reunion con Wil Malone – lui l’arrangiatore degli archi dei Verve, ma anche del debutto solista di Ashcroft – da questo punto di vista è stata del tutto inutile.
Si salva qualche melodia, ma nulla di veramente nuovo e comunque tutto troppo innocuo e tirato per le lunghe.

Quanto ai temi – incarnati anzitutto da un nuovo look che vorrebbe suggerire una sorta di songwriting post atomico – se è davvero di una specie di ansia sociale e globale che Ashcroft vorrebbe narrarci (pur precisando di non avere nulla da insegnare o predicare), la chiosa finale «these are songs of experience» riesce nell’involontario intento di sottolineare la banalità del lessico e delle immagini scelte (sul serio stiamo ancora pregando perché ritorni il sole o aspettando che il telefono squilli?).

Meglio lasciare perdere e tornare indietro a Urban Hymns (non a caso immortale) o a qualcosa di non così grandioso ma comunque molto interessante tipo Keys To The World, che poi è praticamente il punto dove ci eravamo lasciati.

Insomma, alla fine dell’ascolto di These People, pur da grandi estimatori di Ashcroft la delusione di non poterne dire bene dopo una così lunga attesa prevale sul dispiacere di parlarne male: eravamo convinti di ritrovarlo – un giorno, non importa quando – e che il suo talento nervoso e battagliero potesse potesse esserci di un qualche conforto. Non è così.

1 comment on “Richard Ashcroft – These People

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