Dischi Featured

Ride – Today Forever

L’impatto di Nowhere era stato notevole e la richiesta di nuovo materiale era altissima, così i Ride tornarono in studio e se ne uscirono con un ep la cui copertina rimandava ai temi acquatici del loro debutto, ma in termini molto più taglienti e pericolosi.

D’altra parte nel frattempo era scoppiata una guerra e, per quanto fisicamente distante, non era mai sembrata così vicina e coinvolgente: quello del Golfo fu il primo conflitto in diretta tv. In qualche modo – sottile, indiretto – il suono di Today Forever riflette quel momento tanto turbolento e drammatico.

Lo scoppio della guerra fu uno shock, fu molto difficile concentrarsi sulla musica. Sembrava tutto davvero insignificante rispetto al fatto che ci fossero persone, là fuori, che venivano uccise. Con il passare dei giorni, in qualche modo ci abituammo all’idea e capimmo che dovevamo continuare e portare avanti quello che stavamo facendo. Certamente questa situazione ha pesato sul disco.

Questi brani, praticamente un flusso di coscienza, rappresentano la coda lunga di Nowhere più che anticipare quello che sarà, anche se (a posteriori) gli indizi di Going Blank Again ci sono eccome: il groove circolare e narcolettico di Sennen (è l’area più ad est di tutta la Cornovaglia, con uno spettacolare affaccio sul mare) è strettamente imparentato con Leave Them All Behind e, in generale, Today Forever si muove su dinamiche meno nebbiose ed incerte rispetto al suo predecessore, come se l’approdo fosse quasi in vista.

Il cordone ombelicale con Nowhere, però, sta nel suo profondo autismo, in quello spettacolare senso di ipnotica incomunicabilità che lo pervade e che sul finale lo innalza quasi verso i toni di una preghiera al divino (Today): in fondo, non c’è miglior esempio di comunicazione a senso unico.

Forse così è, quale esito della spettacolarizzazione dell’orrore combinata alla natura di per sé introversa di Gardner e Bell. Resta il fatto che molti leggono Today Forever come il vero vertice dei Ride, a dispetto del capolavoro che lo ha preceduto e di quello che lo seguirà l’anno successivo, opere tutt’altro che coincise: qui i quattro di Oxford sfoggiano tutto il loro arsenale, con piena efficacia, in 20′ appena.