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The Rolling Stones – The Marquee Club Live In 1971

rolling_stones_marqueeInguaiati dall’enorme debito generato dalla gestione di Allen Klein – che non aveva versato le loro tasse e si era intascato tutto – e stritolati dall’assurda pressione fiscale Britannica (98%), nel 1971Rolling Stones non avevano altra scelta se non lasciare l’Inghilterra e trasferirsi altrove prima dell’inizio del nuovo anno fiscale, cioè il 1° aprile.

Maturò così la decisione di portare in tour il nuovo nuovo Sticky Fingers prima della sua pubblicazione (23 aprile): una serie di date – le prime in UK dal 1966, quindi le prime con Mick Taylor – che culminarono in questa serata al leggendario Marquee Club di Londra il 26 marzo 1971.

Da qualche anno gli Stones ripescano e pubblicano concerti da ogni decennio della loro carriera; una serie, From The Vault, che si sta rivelando qualitativamente molto migliore dei molti live pubblicati in precedenza. Tanto che quest’ultima uscita, The Marquee Club Live In 1971, riesce a mettere in discussione pure Get Yer Ya-Ya’s Out!, finora ritenuto a ragione il loro miglior disco dal vivo.

Sull’angusto palco del Marquee trovano posto i fiati di Bobby Keys e Jim Price, il piano e l’organo di Ian Stewart e Nicky Hopkins, lì accanto ci sono lo studio mobile (semplicemente «The Mobile») e – di fronte – le telecamere a registrare il tutto; il pubblico di non supera le 200 persone (tra queste, Eric Clapton e Jimmy Page).

Nonostante il ritardo di Keith, che rischia di far saltare tutto, gli Stones sono in forma sfavillante; l’alchimia tra le chitarre è evidente (il periodo con Mick Taylor è il migliore: punto), l’innesto della sezione di ottoni rende questo set un vero e proprio baccanale, le canzoni sembrano scelte proprio per questo scopo e la loro esecuzione è a dir poco travolgente.

Se su Dead Flowers Taylor combina di tutto (v. qui sotto), altrettanto si può dire di Bobby Keys e del suo sax su I Got The Blues (che non farà più capolino nei concerti degli Stones fino al 1989!); Midnight Rambler è un’incubo blues di quasi 10′ in cui Mick Jagger si divide tra armonica e una performance a dir poco minacciosa; l’apertura prepotente è con Live With Me, ma la chiusura con Brown Sugar è addirittura furiosa: semplicemente, Charlie Watts pare Keith Moon. Un concerto tiratissimo, sudato e perfetto, compresa Let It Rock – una delle molte, dal canzoniere di Chuck Berry, a ricordare Johnny B. Goode.

The Marquee Club Live In 1971 comprende un DVD grazie al quale godersi ogni dettaglio di questa performance, inclusi i denti giallissimi di Richards e giacca copricapezzoli di Jagger; peccato solo la regia che ogni tanto fa venire il mal di mare, ma si tratta di un’uscita imprescindibile.

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