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Smashing Pumpkins – Shiny And Oh So Bright Vol. 1

Non c’è D’arcy Wretzky, con la quale le polemiche non paiono finire mai (è lei che ha rifiutato? È Corgan che non l’ha chiamata, o che l’ha chiamata e poi si è tirato indietro?), e non è certo una mancanza da poco.

Ma dopo 18 anni in cui il marchio Smashing Pumpkins è stato esclusivo appannaggio di Billy Corgan con risultati trascurabili (eufemismo), il ritorno di Jimmy Chamberlain e di James Iha è di per se sufficiente ad accogliere Shiny And Oh So Bright Vol. 1 / LP: No Past. No Future. No Sun. con una certa curiosità benevola.

Otto brani, poco più di una mezz’ora per capire se questi Pumpkins reloaded sono almeno credibili. La risposta è poteva andare peggio – ed è una risposta positiva.

Certo, a patto di prendere Shiny And Oh So Bright Vol. 1 (in attesa della seconda parte) come poco più di una scusa per un revival di quelli potenti, e non farsi troppe illusioni che tracce come Knights Of MaltaSilvery Sometimes (Ghosts) e Solara (i migliori del lotto) possano reggere il confronto con gli Smashing Pumpkins degli anni ’90 (incluso Machina/The Machines Of God) ed entrare nel mito.

Ma il suono è iper-vitaminico, essenziale nel suo mettere al centro la sezione ritmica pur rimanendo decisamente epico, la scrittura cerca (e trova) aperture melodiche efficaci, anche se non sempre immediate. E il tocco di Rick Rubin dietro la consolle si sente.

E quindi ci ritroviamo qui, in un presente dispotico a contemplare quello che gli Smashing Pumpkins avrebbero potuto combinare dopo (o al posto di) Adore. Valeva la pena di tenere botta, forse, ma come ha spiegato di recente lo stesso Corgan – pur dalla sua prospettiva privilegiata – la distruzione era in qualche modo inevitabile.