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Spoon – Transference

Transference-art-300x300Gli Spoon non hanno praticamente mai sbagliato un disco. Per tutto il passato decennio e oltre, hanno inchiodato melodie nella testa di molti (sempre troppo pochi) con facilità beatlesiana.

Hanno utilizzato tutti i trucchetti conosciuti per farlo: la Motown, i Fab Four, torrido r&b e indie rock tipo Pavement, ballate lussuriose. Sempre relegati nei confini dell’indie, ma con una bella corona in testa.

Ora sfruttano lo studio di registrazione e le sue possibilità come strumenti aggiunti: già fatto in passato (Kill The Moonlight, 2002), ma con uno spirito minimal da fare invidia a certi arredatori.
Transference viaggia schivo, tra tocchi naif in stile Stones (Trouble Come Running), delicatezze mai davvero tali (Out Go The Lights) ed è, in generale, un disco all’apparenza dimesso, quasi Britt Daniel volesse tenerne nascosta la bellezza (vedi The Mistery Zone, che si tronca nel momento esatto in cui l’abbiamo imparata a memoria). Su tutto, dinamiche frazionate, ruvide scomposte, a celare le parole.

Con Transference gli Spoon costruiscono spigoli, scudi, minimalismi e angoli acuti nota dopo nota. Ma tutto come al solito: da canticchiare al primo ascolto e passare i successivi a chiedersi come diavolo abbiano fatto con così pochi suoni, come abbiano fatto a farceli bastare.

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