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Stone Foundation – Street Rituals

Street Rituals espone fiero e vistoso l’etichetta «produced by and features PAUL WELLER – also features BETTY LAVETTE and WILLIAM BELL»: gli Stone Foundation forse venderanno qualche copia in più del solito e magari faranno il pieno ai loro concerti.

Una ruffianata che – se effettivamente si rivelasse efficace – porterebbe finalmente un po’ di visibilità ad una band ottima ma la cui indicizzazione su Google riporta tra i primi dieci risultati ancora quell’articolo del 2013 con cui l’Huffington Post si chiedeva is this the best unsigned band around?

Non che il curriculum degli Stone Foundation sia scarso, tra un’intensissima attività live e collaborazioni importanti prima di queste (quella con Nolan Porter è stata anche immortalata dalla BBC), solo che.. magari ci voleva una qualche stella più brillante che facesse loro da mentore.

E con Weller gli Stone Foundation dimostrano qui di trovarsi benissimo (non solo per l’abbigliamento), il suo tocco è ovunque – tre featuring veri e propri, Your Baloon Is Rising, la title-track e Back In The Game, oltre a backing vocals, pianoforte, chitarra e produzione – tanto da far sorgere il sospetto che il Modfather abbia orchestrato il disco soul/r&b dei suoi sogni.

Complicità a parte, il miglior pregio degli Stone Foundation su Street Rituals sta nel suonare assolutamente freschi, diretti e spontanei (alcune cose sono proprio a cuore aperto, tipo Limit Of A Man o Open Your Heart To The World), di aver scritto evitando di ricopiare pedissequamente il catalogo Stax, pur se l’ispirazione è palese, di aver scritto di battaglie molto umane e di fratellanza

Street Rituals s’infila a pieno titolo tra alcuni ottimi titoli degli ultimi anni: it’s only rhythm&blues but we like it.