Appunti Artwork Featured

artwork: Abbey Road (1969)

«… ah si? E che mi dice, è un mestiere difficile fare il poliziotto qui a… hey! ma guardi quei quattro che attraversano in fila indiana come oche!»

Paul Cole era uno che attaccava bottone con tutti: per sua stessa ammissione, un gran chiacchierone. Figuriamoci poi se, lasciata la moglie a curiosare in un museo nel nord di Londra («ho visto troppa roba per oggi: faccio un giro») si sarebbe lasciato scappare l’occasione di una piacevole conversazione con quel poliziotto in attesa, seduto dentro il furgoncino blu parcheggiato sul lato di Abbey Road.

Era semplicemente in vacanza, quell’8 agosto del 1969. Partito dalla sua Deerfield Beach qualche giorno prima, si trovò involontariamente nella storia: è la comparsa sulla copertina di Abbey Road. Anzi, dà quasi un tocco di vita in quel panorama urbano altrimenti estivo e semi deserto.

«Mesi dopo, mi trovai in casa quel disco. Sul caminetto. C’erano quei quattro tizi in copertina, come li avevo visti sulle strisce pedonali, e un omino accanto al furgone della Polizia… sono io! sono io, dissi. Ma ovviamente dovetti insistere parecchio perché i miei figli tirassero fuori la lente d’ingrandimento e si mettessero a cercare di riconoscermi».

La scena, in realtà, agli occhi di Cole appariva ancora più stramba: quattro tizi, di cui uno scalzo, che attraversavano la strada in fila indiana e dietro di loro un altro tizio, lui in bilico su una scala piantata nel bel mezzo del (per la verità poco, in quel momento) traffico londinese, con la macchina fotografica ad immortalare la scena.

I Beatles all’opera, con tutto il loro carico di imprevedibilità. Quella mattina le cose, infatti, furono abbastanza repentine: la “session” durò appena dieci minuti.

E ovviamente, si sa ogni dettaglio della vicenda: McCartney, il giorno stesso, aveva disegnato qualche schizzo di come potesse essere l’immagine di copertina per il nuovo album, poco più che scarabocchi; c’era anche Linda, che infatti – anche lei fotografa – fece qualche scatto passato alla storia come outtake; McCartney aggiustò amorevolmente la giacca a Ringo, si tolse le ciabatte e i quattro iniziarono ad attraversare la strada avanti e indietro, mentre un poliziotto fermava il traffico perché Ian MacMillian, l’uomo sulla scala a pioli nel centro della strada, non venisse investito. Amico di John e Yoko, con la sua Hasselblad corredata da un 50mm grandangolo scattò anche l’immagine sul retro del disco, la scritta Abbey Road su un muro lì accanto. Fu, ancora una volta, Paul a scegliere l’immagine migliore, quella catturata alle 11:35.

Ovviamente, ciò che nacque quella mattina di agosto sancì il definitivo ingresso degli studi di Abbey Road nella storia. Tanto che se capitate lì è praticamente impossibile non imbattersi, a tutte le ore del giorno e della notte, in gente che da ogni parte del mondo tenta di farsi fotografare nelle pose più bizzarre cercando di replicare le movenze dei Fab Four: un incubo per gli automobilisti (guardare abbeyroadcrossing.com per credere…). E possiamo dimenticare le migliaia di imitazioni, dai Simpson ai Red Hot Chili Peppers, a McCartney stesso (nel 1983, per Paul Is Live)?

Non solo.

E’ proprio dalla copertina di Abbey Road che bisogna partire per ricostruire tutta quella serie di “indizi” che porterebbero alla morte di McCartney: John vestito di bianco (il celebrante), George in tenuta jeans (il becchino), Ringo in nero (quello che porta la bara), e lui, Paul: scalzo e ad occhi chiusi, il morto. E poi il maggiolino targato 28IF.. tra fiumi e fiumi d’inchiostro, consigliatissimo Il Codice McCartney.

E a proposito degli studi di Abbey Road, è appena uscito un libro firmato dal giornalista Alistair Lawrence (Abbey Road: The Best Studio In The World) che ne ripercorre la storia (qui un estratto). Un paio di anni fa la EMI, che ne è proprietaria, tentò di metterli in vendita – ma sinora il tentativo è rimasto senza successo. Colletta?

0 comments on “artwork: Abbey Road (1969)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *