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The Blue Nile – Hats

blue nile - hatsWorkin’ night and day
I try to get ahead
workin’ night and day don’t make no sense

È il battito di un cuore stanco, il ritmo che apre Hats.

Trasmette impulsi logori dalla monotonia. Dal tempo che non basta mai. Un cuore che è quasi troppo affaticato per affrontare la vita, ed imporsi, chiuso in un corpo che guarda il mondo scorrere da lontano, impartecipe e oscuro.

La notte tutta intorno, avvolge un elegantissimo elogio alla lentezza. E alla pazienza dei sentimenti, che hanno bisogno del tempo per essere codificati, capiti, coltivati. Hanno una loro linea di sviluppo che non coincide con quella di ciò che c’è intorno. Come il lavoro, le monotonie, le macchine, la comunicazione.

Difficile pensare ad un altro disco che trasmetta così tanto dicendo così poco: Hats è minimale, nei suoni e nelle parole. E’ il planare di un cuore affaticato sul panorama notturno (… nobody loves you this way! – è sempre un punteruolo conficcato nell’anima, un’ala spazzata nel momento di levarsi in volo).

E come il loro leader Paul Buchanan, tutt’altro che logorroico, i Blue Nile stessi non sono (stati) una band prolifica. Nati a Glasgow, hanno prodotto appena quattro dischi dal 1981 ad oggi. Questo capolavoro soffuso, elegante e oggi tremendamente démodé, poi, si è conficcato nella storia della musica pop (degli anni ’80 e di tutta la musica).

E’ stato ristampato nello scorso dicembre in versione rimasterizzata e con qualche bonus track che nulla aggiunge, a dimostrazione che aveva ragione Buchanan: bastano un pugnetto di parole, una voce straordinaria, e pochi suoni cristallini per ottenere la perfezione.

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