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The Clash – Live At Shea Stadium

the_clash_-_2008_live_at_shea_stadium-590x598Welcome to the casbah club!: inizia con queste parole di Strummer la performance dei Clash in apertura del concerto degli Who allo Shea Stadium di New York nell’ottobre del 1982

Era il tour dell’addio alle scene di Townshend, Daltrey e Entwistle (Moon, lui già se n’era andato), e nemmeno in casa Clash si stava granché bene: l’aria era pesantissima.

In altre parole, non erano più una gang, e sarebbero stati gli ultimi concerti con Mick Jones alla chitarra. Topper Headon era stato appena messo alla porta a causa dei problemi di eroina, Terry Chimes era stato ripescato non si sa bene da dove per ricoprire un ruolo già suo all’inizio della storia.

Chimes era stato scaricato l’ultima volta nel 1977, lo stesso mese in cui uscì The Clash. Insomma: lasciò Strummer, Jones e Simonon alle prese con concerti improvvisati in fetidi squat londinesi e li riabbracciò (riluttante) cinque anni più tardi negli stadi.

La storia racconta che fu Townshend – loro grande fan – in persona a volerli lì: il vecchio establishment del rock che, come ultimo atto, prendeva sottobraccio i discepoli pestiferi, irriconoscenti e geniali (in verità bisognerebbe un po’ più spesso ricordare che i Clash, the only band that matters, erano dei punk molto diversi dai Sex Pistols e soci – ma questa è un’altra storia / e comunque gli Who chiesero alla band di suonare ad un volume più basso del loro, e puntuale alle otto di sera).

Comunque, nell’idea di Kosmo Vinyl i concerti a supporto degli Who dovevano essere una specie di passaggio di consegne da una band del west London ad un’altra; è lui – catarroso, esagitato, uno spettacolo nello spettacolo – ad introdurre i Clash, con un accento ed un completo improbabli, davanti alla folla zuppa di pioggia:

what we got for you tonight is… we ain’t got no baseball. no baseball tonight! we ain’t got no football.. they’re on strike! but what we’ve got for ya it’s a little bit of what’s going on in London at the moment.. so will you welcome all the way from Ladbroke Grove, London W10.. the Clash, COME ON!

Bellissimo ritrovare una cosa del genere su disco: di lì in poi il Live At Shea Stadium è fatto di tre quarti d’ora a perdifiato avanti e indietro lungo la carriera dei Clash, avanti e indietro dalla piovosa NY alla Giamaica, e dai ghetti della metropoli al medio oriente (proprio il 12 ottobre era stato pubblicato negli USA Rock The Casbah, per promuovere Combat Rock).

Non che i Clash sembrino particolarmente a proprio agio nel ruolo di punk da stadio (Strummer a metà di Police On My Back urla al pubblico in fondo di smettere di fare casino), ma la performance è quanto di meglio ci si potesse attendere da quattro tizi con un’etica radicale sbucati dagli squat.

Nonostante il contesto, si tratta di una testimonianza molto più veritiera del live From Here To Eternity (1999), collage di registrazioni da diversi concerti (per epoca, formazione e mood): tanta compattezza, potenza e precisione che è quasi impossibile pensare che di lì ad un momento i Clash non ci sarebbero stati più.

A trent’anni da quella sera, Live At The Shea Stadium (uscito nel 2008 anche in lussuosa edizione con DVD) è una fotografia precisa, la classica polaroid un secondo prima del crollo definitivo, ma di stile inaudito; a guardarla in controluce pare di intravedere gli scazzi e le contraddizioni (tipo la famosa cadillac bianca con cui la band si presentò all’appuntamento): tutta tensione che Strummer, Jones, Simonon e Chimes trasformano un un grosso grido di libertà a volumi da infarto, suonato dall’interno del sistema.

D’altra parte, qualcuno si ricorda della performance degli Who di quella sera..?

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