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The Frightnrs – Nothing More To Say

Va detto che questo debutto dei Frightnrs è un ottimo disco reggae, perché non è affatto scontato trovarne uno di questi tempi.

La ragione va ricercata anzitutto nell’aperta militanza di questo quartetto del Queens, nella loro adesione totale alle radici giamaicane del rocksteady di fine anni ’60; quindi il suono di Nothing More To Say non ha nulla di attuale, nessuna contaminazione con tutto quello che è successo da allora ad oggi.

Ovviamente non sarebbe sufficiente per parlarne in questi termini se i Frightnrs non dimostrassero di saper scrivere ottime canzoni, ma così è (su tutte What I Have Done, Gotta Find A Way, Looking For My Love, Gonna Make Time: però la verità è che non c’è nulla che possa essere sottratto senza alterare un equilibrio perfetto).

Questi ragazzi fortunatamente non si atteggiano da figli di Jah, perché proprio non sarebbe il caso: ciò che brucia in Nothing More To Say è un umanissimo tormento, reso meravigliosamente dal falsetto di Dan Klein, a planare su dolcissimi ritmi in levare prodotti in modo assai minimal, come succedeva una volta allo Studio One.

Tutto perfettamente fuori dal tempo, ma – annunciato da una strepitosa cover di I’d Rather Go Blind (Etta James) e arrivato attraverso la Daptone Records – questo album sarà irripetibile, perché i Frightnrs stessi non lo considerano un inizio ma il punto d’arrivo della loro esperienza: la tragica scomparsa di Dan Klein, cui era stata diagnosticata la SLA nel dicembre 2015, avvenuta ancor prima della pubblicazione di Nothing More To Say, getta un’ombra pesante sul futuro dei Frightnrs e rende il loro debutto un precoce testamento artistico.