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The Jam – All Mod Cons

«The Jam bought us the sound of ’65 in 1976 and now in 1978 they bring us the sound of ’66, but it all sounds fresher and newer than anything else this year»: così il New Musical Express il 4 novembre 1978, giorno successivo alla pubblicazione di All Mod Cons.

In The City era stato un ottimo debutto, ma sia il pubblico che la critica avevano risposto maluccio a This Is The Modern World. A questo punto i Jam erano ad un crocevia: la loro prossima mossa ne avrebbe determinato le sorti, ma Paul Weller era in piena crisi.

Troppo preso dalla sua compagna, troppa pressione, troppo insulsa la recente esperienza negli States a fare da opening act per i Blue Öyster Cult: qualunque fosse la causa del suo blocco dello scrittore, la band era corsa ai ripari pubblicando un singolo firmato da Bruce Foxton, News Of The World; scialbo, ma era pur sempre la cosa migliore che avessero tra le mani.

Però quando il produttore Chris Parry ascoltò le altre demo registrate per il terzo album, le rispedì al mittente. La mossa funzionò: non assecondandoli, li costrinse a ricominciare da capo; Weller lasciò l’appartamento di Pimlico, si rintanò a Woking a scrivere e da qual momento – per sua stessa ammissione – iniziò a prendere le cose molto più seriamente.

Certo, proprio Parry fu messo da parte quando si trattò di registrare e i Jam si affidarono al suo vice Vic Coppersmith-Heaven, scoprendo per la priva volta che in studio si poteva fare qualcos’altro oltre che cercare di catturare l’esplosività delle esibizioni dal vivo, ad esempio delle sovraincisioni come si deve.

Quando riemersero lo fecero anzitutto con un nuovo singolo, il doppio lato a David Watts / ‘A’ Bomb In Wardour Street: non un semplice omaggio ai Kinks, retaggio dei più recenti ascolti di Weller, ma con il senno di poi – simbolicamente – un passaggio di consegne da uno dei più grandi songwriter inglesi ad un altro.

Difficile, infatti, non scorgere l’influenza di Ray Davies nel verismo apocalittico di ‘A’ Bomb In Wardour Street e ancora di più in diversi episodi di All Mod Cons come Down In The Tube Station At Midnight (che va oltre il crudo racconto di un pestaggio nella metro, intingendo l’episodio di risvolti sociopolitici e paura), English Rose (che oltre ad essere il primo esperimento di Weller solo, acustico e romanticissimo è essa stessa idealizzazione della terra inglese) o Mr. Clean (che sta a Well Respected Man di Davies proprio come, anni dopo, Country House dei Blur), un’invettiva contro il borghese medio(cre), uno di quelli tanto a modo da leggere il Times sul treno andando verso la City nel suo completo costoso, ombrello sottobraccio e bombetta, e la sera da ritornare a casa dalla sua famiglia carina e pulita, nascondendo sotto questa patina impeccabile una notevole dose di opportunismo e cinismo. Pete Townshend la definì «la canzone più minacciosa mai sentita» e, a quanto pare, tanta rabbia fu ispirata da un episodio che aveva turbato Weller non poco: un giorno, uscendo da un albergo, la sua compagna Gill scivolò ed un signore tanto a modo la aiutò a rialzarsi, approfittandone per palpeggiarla.

Con All Mod Cons (all modern conveniences), i Jam abbandonarono d’un colpo l’ingenuità e la rabbia sterile dell’adolescenza, assumendo una prospettiva più adulta e, in qualche modo, distanziandosi dal loro pubblico senza che questo se ne accorgesse poi molto: il suono era ancora potente e rabbioso (forse solo meno affilato), ma una riflessione sulla volatilità del successo come come To Be Someone, la paranoia di In The Crowd e l’attacco frontale al music business contenuto nella title trackartistic freedom, do what you want / but just make sure that the money ain’t gone») sarebbero state impensabili fino all’anno prima.

Volevano essere presi sul serio, allontanarsi dallo scomodo paragone con gli Who che li aveva accompagnati sino a quel momento; ci riuscirono, e finendo altissimi in classifica si rifecero anche del precedente passaggio a vuoto. L’ossessività di Paul Weller li avrebbe presto condotti altrove, ma fu chiaro sin da subito che questo sarebbe stato il loro momento definitivo.