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The Jesus And Mary Chain – Damage And Joy

Non che Damage And Joy, durante il suo notevole corso, acquisti un particolare senso: ascoltare un nuovo album dei Jesus And Mary Chain datato 2017 – a vent’anni dall’ultimo Munki (era il 1998) e quando ormai il suono di Psychocandy è stato assimilato, copiato, magnificato e reso immortale da ancor più tempo – è comunque un’esperienza straniante.

È una sensazione quasi post orgasmica: tutto molto bello, ma non paragonabile alla furia di un attimo prima; un attimo che nel caso dei fratelli Reid è stato appunto trent’anni fa.

E quindi il primo pensiero è: siete già leggenda, basta così. Anche perché – ridendo e scherzando – siamo di fronte ad un’opera che dura quasi un’ora e non proprio del tutto inedita (nel senso che alcuni di questi brani erano già stati pubblicati in altri contesti nei loro dieci anni di reunion) e tutt’altro che coesa.

Volendo metterci il carico, in un prevedibile gioco di specchi e riflessi i Jesus And Mary Chain oggi finiscono per suonare praticamente come tutti i loro figliocci (mai disconosciuti).

Damage And Joy, quindi, vive di qualche pecca di troppo e non pare avere alcun serio motivo d’essere se non che «all things must pass, but not too fast» (come dicono i suoi autori, con intento forse autoassolutorio). Ah, e neppure fa granché male alle orecchie.

Bene se tutto questo non vi ha scoraggiato dal premere play, perché non ha niente a che fare con le canzoni in sé, alcune pure sorprendentemente buone.

Succede sopratutto quando i JAMC si affidano alle voci femminili di Isobel Campbell (Song For A Secret, The Two Of Us), Sky Ferreira (Black And Blues), Linda Fox (Los Feliz (Blues And Greens), Can’t Stop The Rock) e Bernadette Denning (Always Sad) o quando le chitarre più fanciullesche e i giochi di parole spezzano il ritmo incessante (Presidici (Et Chapaquiditch), Amputation): lì le melodie si fanno ben affilate, il loro fragore torna ad essere supercool, e i fratelli Reid sembrano ancora felicissimi al centro di una fotografia che brucia.

Insomma, arrivati in fondo a Damage And Joy potreste scoprire di aver (ri)ascoltato i Jesus And Mary Chain per le ragioni sbagliate: come loro hanno smesso da tempo di cercare di riscrivere Just Like Honey, voi smettete di cercare Psychocandy (che sta lì, c’è già, irripetibile) e tutto andrà molto meglio.