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The Raconteurs – Help Us Stranger

Il ritorno dei Raconteurs dopo oltre un decennio è da puntare come un’oasi nel deserto, soprattutto perché in giro non pare esserci nessuno in grado di suonare in questo modo qui.

E chiaramente per questo modo qui deve intendersi in modo tale che con la sola imposizione di una sezione ritmica stellare e tanti riff quanti sono i cliché del rock’n’roll – nessun ulteriore trucchetto, a parte una produzione bombastica ed una gran faccia tosta – Help Us Stranger è una botta di adrenalina notevole, in egual misura grezza/primordiale e patinata, ma comunque tale da rendersi conto che per rispondere all’incitazione let’s rock! è questo l’album su cui scommettere (e non l’ultimo dei Black Keys).

Ovviamente, come ogni altro disco dei Raconteurs (e come ogni altro lavoro di Jack White), va a strappi e la scrittura è più che basica; in questo caso è anche deci minuti troppo lungo.

Però è molto difficile resistergli quando ti punta come uno squalo che ha annusato il sangue (Bored And Razed, Sunday Driver, What’s Yours Is Mine), quando si apre verso il paradiso della sei corde (Now That You’re Gone) e soprattutto quando paga tributo alla ruvidezza melliflua dei tardi Beatles (Somedays (I Don’t Feel Like Trying)).

Forse era legittimo aspettarsi di più dopo tutto questo tempo, ma se non altro Help Us Stranger è arrivato al momento giusto.