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The Stone Roses vs The Late Show

Era il 21 novembre 1989 e gli Stone Roses erano pronti ad entrare nelle case di milioni di inglesi grazie al Late Show, la loro prima apparizione televisiva su scala nazionale.

Pochi giorni prima avevano lanciato un nuovo singolo: su un lato What The World Is Waiting For e sull’altro Fools Gold, un brano – per citare Noel Gallaher – che «potrebbe essere scritto dopodomani da tanto suona ancora attuale».

Scelsero di non eseguire il nuovo materiale ma Made Of Stone dal loro disco di debutto, un album che sarebbe stato consegnato alla storia come qualcosa di epocale.

Pronti via, nemmeno il tempo di rendersi conto che la voce di Ian Brown fa sanguinare le orecchie e la corrente se ne va, lasciando tutti appesi: la band (Reni scoppia a ridere, Brown si guarda intorno sbigottito), la produzione, la gente a casa.

A quel punto la conduttrice cerca di metterci una pezza lanciando un servizio ed è qui che la cosa assume contorni tragicomici; Ian Brown proprio non se ne fa una ragione e, sullo sfondo, inizia a protestare: «CI STATE FACENDO PERDERE TEMPO!», lo si sente urlare.

Cioè, per essere chiari: il cantante di una band virtualmente sconosciuta – che nel sentire comune avrebbe dovuto solo comunque ringraziare per l’opportunità concessa – che tratta in quel modo l’irreprensibile (…) servizio pubblico inglese. Attitude notevole, non c’è che dire.

Pochi secondi e Brown rincara la dose, viene tutto tagliato nel momento in cui si mette a strillare «PRINCIPIANTI!» a quelli della BBC.

Un’intera nazione si accorse in quell’istante di cosa fossero gli Stone Roses, e la musica non c’entrava.