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Toots & The Maytals – Funky Kingston

Prima che qualcuno scoprisse il suo talento vocale, facilmente paragonabile a quello di Otis Redding, Freddie “Toots” Hibbert era solo l’assistente di bottega di un barbiere giù a Trench Town.

Insieme a Jerry Matthias e Raleigh Gordon finì per scrivere alcune delle pagine più sensazionali del reggae, su tutte Pressure Drop e Sweet And Dandy, che al momento della pubblicazione di questo album (1972) erano già conosciute al pubblico internazionale perché incluse nella colonna sonora di The Harder They Come.

Quanto a Funky Kingston, semplicemente sta in una ideale top ten dei dischi del genere: per le incredibili armonie vocali del trio, per il suo ritmo pulsante ed incessante e perché si spinge fino ad annullare il confine tra Kingston e Memphis.

Si tratta, insomma, dell’apice di uno stile molto più vario di quello in cui ci si potrebbe imbattere correndo dietro a pure ottimi best of (come quello curato nel 2016 dalla Trojan Records); la scelta dei Toots & The Maytals di vestire di nuovo brani come Daddy’s Home (Shep and The Limelites), I Can’t Believe (Ike & Tina Turner) e – soprattutto – Louie Louie, trasformandola in una sorta di tour de force da soundsystem, svela la voglia di guardare oltre i confini caraibici senza pregiudizio, impossessandosi di un suono apparentemente lontano (ancor di più nell’edizione del 1975, in cui venne inclusa anche Country Road – cioé Take Me Home, Country Road di John Denver).

Altrove, un intero campionario di testi assurdi, fiati di chiara matrice Stax, chitarre traballanti, oltre che ed una sezione ritmica praticamente inarrestabile (Paul Douglas / Jackie Jackson / Winston Grennan) rendono Funky Kingston assai fedele al suo titolo e – oggettivamente – una gran goduria.