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U2 – Duals

1302946048_duals032-300x300Precisiamo subito che non si tratta di un’uscita ufficiale.

Il comunicato sul sito degli U2 dice più o meno che sì, dato che la band negli anni ha collaborato con un sacco di artisti di grosso calibro, perché non raccogliere tutto in un bel cd da regalare a chi si iscrive a u2.com?

A parte questo, possiamo dire che su Duals c’è qualche chicca, molti duetti già sentiti, qualche rarità da riportare alla luce.

Quindi, a disco ascoltato viene facile fare due belle liste: brani ok e brani che potevano (decisamente) rimanere nel cassetto.

Tra i primi, prevedibilmente, bisogna inserire il lifting di One che Bono & Co. hanno confezionato con la complicità di Mary J. Blige, perché è l’unione splendida di due voci incredibili su una delle canzoni più toccanti mai scritte. E poi When Love Comes To Town, con B.B. King (chi ricorda il re del blues che confessa a The Edge di essere un po’ una schiappa con gli accordi, e di preferire suonare i riff?), Bono e Danny Lanois che duettano su Fallin’ At Your Feet (una delicatezza), i Green Day.

Altre cose altisonanti (i duetti con Sinead O’Connor e Johnny Cash), per quanto non prive di fascino, disorientano: I’m Non Your Baby non è, di per sè, una gran canzone, e su The Wanderer il tappeto sonoro tipicamente U2 non entra mai in sintonia con la voce profondissima dell’uomo in nero.

Poi c’è l’elenco di brani totalmente espungibili e che andrebbero dimenticati.

Tipo Jay-Z che rovina Sunday Bloody Sunday con un rap che vorrebbe renderla accattivante per le nuove generazioni, o la pomposità di Miss Sarajevo (insieme a Lucianone Pavarotti), la paraculissima Stranded (con Rhianna e Jay-Z, di nuovo) e su tutte – ed è una pena ammetterlo – (Sir) Mick Jagger che proprio non ce la fa (ma nemmeno Bono, se può consolare) su Stuck In A Moment You Can’t Get Out Of.

Insomma, in realtà Duets non è un grande incentivo a diventare superfan degli U2. Nel bene e nel male raccoglie tutte le anime della band: splendido songwriting, voglia di (stra)fare, buchi clamorosi, bisogno di esserci a tutti i costi e di far pesare la propria coscienza su quelle degli altri, edonismo e proclami.

Non entriamo nemmeno nella questione che gli U2 non producono un album grandioso da Achtung Baby (né un album buono da All That You Can’t Leave Behind), che è meglio.

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