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U2 – Rattle And Hum

«Ogni cosa che mi esce dalla bocca diventa una dichiarazione. E potrei salire sul palco, sbottonarmi i pantaloni e mostrare l’uccello: la gente penserebbe si tratti di una dichiarazione, anche quella, su una cosa qualsiasi»: le parole scelte da Bono per descrivere la sua personalissima condizione dopo il successo incommensurabile di The Joshua Tree erano enfatiche, ma non esagerate.

Lui era diventato il messia, gli U2 gli eletti: i salvatori del rock’n’roll, i portatori di giustizia, i leader carismatici di un decennio tumultuoso ed edonista.

La reazione della band fu di fottersene (per quanto possibile) e da quella scelta nacque Rattle And Hum.

Tecnicamente, si tratta della colonna sonora di qualcosa che sta metà tra un live ed un road movie, il suono del loro vagabondare per gli States sotto gli occhi del regista Phil Joanou, un patchwork di momenti dal vivo e non.

Bono e The Edge che entrano in una chiesa di Harlem e ne nasce la versione gospel di I Still Haven’t Found What I’m Looking For poi portata sul palco del Madison Square Garden (ma non fu proprio un’improvvisata); la band stretta nei leggendari Sun Studios di Memphis a dar fondo alle proprie fantasie r&b (B.B. King compreso su When Love Comes To Town); con Bob Dylan per Love Rescue Me e imparare al volo All Along The Watchtower prima di salire sul palco a San Francisco, la furiosa cover di Helter Skelter in apertura: Rattle And Hum mischia queste istantanee a brani diventati poi dei classici (All I Want Is You, Desire), registrati durante il viaggio.

Il risultato è tanto toccante quanto, nella prospettiva di allora, spiazzante: la più grossa band del mondo che esce da qualunque canone del music business e gioca secondo le proprie regole, per intrattenere sé stessa prima del pubblico. In qualche modo, gli U2 proseguirono quell’esperienza durante i ’90: per tutto il decennio rivolgeranno lo sguardo al cuore dell’Europa pubblicando nell’arco di pochi anni il loro album più ambizioso (Achtunbg Baby) e lavori dimenticabili (Zooropa, Pop). Torneranno nei ranghi solo con All That You Can’t Leave Behind (2000), perdendo però molto di ciò che li aveva resi davvero interessanti e indispensabili.