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Underworld – Beaucoup Fish

Calmatesi le acque dopo il successo gigantesco ed inaspettato di Born Slippy, gli Underworld si ritirarono in studio e riemersero con Beaucoup Fish (1999).

Un album frutto di molti contrasti: Karl Hyde, Rick Smith e Darren Emerson avevano lavorato ciascuno per i fatti propri ed erano stati in disaccordo praticamente su tutto, mix finali compresi.

Il risultato però fu tale che qualcuno all’epoca si spinse ad azzardare un parallelo pensante: Beaucoup Fish era «il Dark Side Of The Moon della musica elettronica»; un’esagerazione, e comunque la definizione si addice molto di più a The Orb’s Adventures Beyond The Ultraworld degli Orb.

Push Upstairs fu il singolo scelto per annunciare la nuova uscita, 4’33” guidati dalla voce ossessiva di Hyde che sembrano molti di più; sono violenti, sono un perfetto punto d’incontro tra house e techno.

La cosa affascinante di Beacoup Fish, però, è che ha molte anime diverse: Push Upstairs rappresenta soprattuto quella propulsiva, insieme ai 9′ da incubo di Shrudder/King Of Snake, all’hip hop da laboratorio di Bruce Lee, all’acidità smussata di Kitten ed al rave party selvaggio di Moaner.

Ma è tutto incastrato con un universo completamente diverso, meno incentrato sul beat e di più, invece, sull’atmosfera; Cups, che apre su un orizzonte lontano, infinito e sfumato, Push Downstairs e le sue voci affollate e confuse, l’accoppiata Winjer – Skym  (quest’ultima sembra più una preghiera che altro), Something Like A Mama che cambia mood almeno tre/quattro volte in poco meno di 7′. Brani nei quali sembra di scorgere la visione più cinematica degli Underworld.

Jumbo è il momento in cui queste due attitudini collimano, che rappresenta definitivamente cosa è Beaucoup Fish: un’ora e un quarto in cui euforia e languore si alternano, si fondono, si scambiano i ruoli fino a sembrare entrambe fuori posto eppure entrambe perfettamente plausibili.