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Video: Ed O’Brien x That Pedal Show

Abbiamo preso appunti, due/tre pagine: Ed O’Brien ospite a That Pedal Show è praticamente una miniera d’oro, chi l’avrebbe mai detto?

Sapevamo già che tra tutti è facilmente il Radiohead più affabile e loquace, ma – con molto candore – pensavamo che il chitarrista da intervistare assolutamente fosse Johnny Greenwood. E invece no, o non solo almeno.

Per oltre un’ora e con molto stupore di Daniel Steinhardt e Mick Taylor, O’Brien parla di tutto: dei suoi riferimenti stilistici (Andy Summers e poi la sua personalissima sacra trinità: Johnny Marr / The Edge / Will Sergeant), di come ai Radiohead sia capitato tra le mani il primo contratto discografico e cosa disse loro Robert Plant la prima volta che li sentì suonare («the age  of virtuosity is over!»), di come sia arrivato far produrre alla Fender una signature guitar che in realtà tale non è (o che lui non vorrebbe fosse tale: il modello è la EOB Sustainer Stratocaster), del fatto che i Radiohead siano una specie di organismo in continua (e cercata, voluta) evoluzione sonora, tenuto insieme da un’amicizia che risale a quando tutti erano praticamente dei teenager, del suo primo album solista (ancora in cerca di un’etichetta ma) che sarà prodotto da Flood.

La cosa più interessante, ricorrente ed affascinante della chiacchierata è però un’altra: per Ed O’Brien non è davvero importante la chitarra in sé, il focus è sul suono; non ha preso in mano lo strumento perché voleva suonare accordi, fingerpicking o riff incendiari costruiti su scale blues, ma perché voleva creare delle texture.

Ed è questo il suo ruolo nei Radiohead, compresa la cosa pazzesca della creazione dei loop in tempo reale in concerto, usando la sei corde e gli effetti (fondamentalmente) come un sintetizzatore. Guardate e stupitevi.