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Video: Noel Gallagher GQ Icon Award

Anche quest’anno GQ ha distribuito i suoi superlaccati awards a quei personaggi che più (per un motivo o per l’altro) si sono distinti: sì, insomma, la solita parata di celebrità.

Tra i premiati durante della cerimonia dello scorso 3 settembre: Boris Johnson (sindaco di Londra), Pharrel Williams (miglior performer), Lou Reed (premio inspiration), gli Arctic Monkeys, che sono lì lì per pubblicare il loro quinto album AM (miglior band…?), Elton John (genius award), Michael Douglas (legend: per le dichiarazioni sul sesso orale o per le baruffe con Catherine Zeta – Jones? O per entrambe le cose?), Russel Brand (improbabile “oracolo dell’anno”).

… e Noel Gallagher: icona dell’anno per il suo fortunatissimo disco solista, ecc…

Il nostro non è secondo a nessuno in quanto ad acceptance speech, e anche stavolta lo ha dimostrato.

In un minuto spaccato ha preso per il culo il ministro degli esteri William Hague (chiedendogli se non avesse di meglio da fare che stare lì, dati i tempi che corrono – ma è una traduzione edulcorata), sua moglie («è la seconda volta che mi trascina qui per incontrare George Clooney, ma lui non c’è mai..»), e ringraziare «Dylan, Lennon, McCartney, Marr e Morrissey, e tutti quelli che ho derubato negli ultimi vent’anni!».

Idolo.

Parlando (più strettamente) di musica, a margine della serata Gallagher Sr. ha smentito seccamente, per l’ennesima volta, la chiacchierata reunion degli Oasis nel 2014 (per il ventennale di Definitely Maybe), ma ha anche buttato lì che la performance dello scorso marzo in compagnia di Damon Albarn (per il Teenager Cancer Trust) potrebbe avere un qualche seguito, tipo una collaborazione tra i due.

Attendiamo, anche se poco fiduciosi in realtà.

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