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Alex Chilton – Songs From Robin Hood Lane

Sviluppato negli anni ’40 a ridosso dell’area universitaria della città, il quartiere di Sherwood Forest giù a Memphis ha una toponomastica incredibilmente fedele al suo nome: Friar Tuck Road, Nottingham Place, Little John Road, Maid Marion Lane e – ovviamente –  Robin Hood Lane.

È in quest’ultima strada che è cresciuto Alex Chilton; avrebbe raccolto sempre molto poco – al di là di un credito leggendario verso molti – sia con i Box Tops sia con i Big Star, ma non avrebbe mai scordato l’infanzia e l’adolescenza spese ad ascoltare il padre jazzista e la sua infinita collezione di dischi.

Soprattutto, spentsi i (flebili) riflettori accesi sulla band formata insieme a Chris Bell, Andy Hummel e Jody Stephens, fu a quella musica ed alle amicizie con la scena jazz cittadina che tornò più spesso. Un rifugio sicuro, un abbraccio accogliente e un calore che sapeva sempre di novità.

La raccolta Songs From Robin Hood Lane ripercorre questo legame, mettendo insieme tracce inedite registrate negli anni insieme ai suoi collaboratori Ron Miller (basso), Robert Arron (sassofono, pianoforte) e Richard Dworkin (batteria) e alcuni brani da Cliché (1993).

Nessuna composizione originale, una serie di classici e altri ripescaggi più oscuri dal grande canzoniere americano pre-rock’n’roll, atmosfera soffusa, acustica, gentile. Qui Alex Chilton è un crooner da salotto, crudelissimo nel limitare il minutaggio e abilissimo nel ritagliarsi lo spazio perfetto negli arrangiamenti minimali e perfetti dei suoi compari.

Le sue interpretazioni di Don’t Let The Sun Catch You Crying, My Baby Just Cares For MeThere Will Never Be Another YouLook For The Silver Lining meriterebbero un posto speciale nella storia.

Songs From Robin Hood Lane è il suo personalissimo Chet Baker Sings, un paragone facile ma del quale certo sarebbe andato fiero.