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artwork: Animals (1977)

Sono le 21:30 del 2 dicembre 1976 e Aubrey Powell, cofondatore dello studio Hipgnosis, ha avuto una giornataccia; il telefono suona per l’ennesima volta: «ehi – fa la voce dall’altra parte – mi hanno detto di chiamare questo numero, siete voi quelli che stanno cercando un maiale gigante..? Beh è qui nel mio campo, sta spaventando a morte le mie mucche, cazzo!».

Il sollievo di Powell durerà poco: finirà presto in manette.

In mattinata stava andando tutto alla grande: c’erano il tè caldo, Roger Waters e David Gilmour presi bene, la Battersea Power Plant a pieno regime in tutto il suo splendore industriale; il gigantesco maiale gonfiabile – dodici metri di aggeggio fabbricato dalla Zeppelin (sì, quella del barone Von Zeppelin) e ribattezzato Algie – era stato consegnato, gonfiato e issato nel cielo attorno alla centrale elettrica.

Foto e riprese per la copertina del nuovo album dei Pink Floyd, poi il cavo che ancorava il maiale ad una delle ciminiere del lato sud si era rotto all’improvviso e Algie aveva iniziato a fluttuare via, libero e irridente. Aveva seminato il panico nella zona di Heathrow, costringendo la torre di controllo dell’aeroporto a tenere a terra gli aerei in decollo e a deviare i voli in arrivo; aveva costretto la polizia ad un surreale inseguimento in elicottero, poi aveva fatto perdere le proprie tracce ed era infine atterrato placido placido in una fangosa fattoria del Kent, terrorizzando quelle mucche.

L’idea era stata di Waters, che passava spesso in auto vicino alla Battersea Power Plant: un imponente centrale elettrica – la prima del Regno Unito – costruita nel 1935 e messa a regime nel 1944 per dare energia a tutta la zona a sud del Tamigi; una costruzione impregnata del fascino sporco e fumoso della modernità, e comunque architettonicamente significativa dato che si trattava (ed è ancora così) del più grande edificio in mattoni dell’intera Europa, con tanto di finiture art déco: «mi è sempre piaciuta, dal punto di vista architettonico. E ho pensato che fosse anche un simbolo, in qualche modo connesso con i Pink Floyd. Primo: per l’energia elettrica, ovvio. Secondo: aveva quattro “gambe”, tanto che se la capovolgi sembra un tavolo. Ed è divisibile in quattro parti, ciascuna a rappresentare un membro della band».

Il giorno dopo l’esperimento fu ritentato, ma Powell non ne fu soddisfatto; il cielo del 2 dicembre era – dal suo punto di vista – irripetibile: «sembrava un quadro di Turner». Quindi l’immagine che poi finì sulla copertina di Animals «è completamente finta: presi scatti di un giorno e dell’altro, li misi insieme, non è un singolo frame».

Poco importa, in fondo: i Pink Floyd ottenero un’enorme pubblicità da quell’incidente (che giurarono di non aver fatto apposta), Animals – pubblicato nel gennaio del ’77 – finì nella top 10 in Inghilterra e in America e tutt’oggi, probabilmente, è più ricordato per il suo artwork che per le sue canzoni.

Da ultimo, la Battersea Power Plant – che già stava in moltissima arte, da Help! dei Beatles a Quadrophenia degli Who – divenne definitivamente un’icona della città: grazie a questo status, pur se chiusa nel 1983, non fu mai abbattuta e anzi continuò ad essere un importante set cinematografico e di produzione televisiva anche se in sostanziale stato di abbandono. I progetti di riqualificazione avviati in questi anni (dopo svariati tentativi andati male) la stanno trasformando in una cittadella iper tecnologica fatta di appartamenti di lusso, negozi uffici e sevizi futuristici (Apple stabilirà lì la sua nuova sede inglese): un investimento mostruoso di oltre dieci miliardi di euro.

Perderà molto del suo fascino industriale e diverrà simbolo di un’attualità certamente più smart, ma anche molto più prevedibile.