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Feist – The Reminder

L’album più sublime degli anni zero è la terza opera solista di Leslie Feist – canadese già tra le fila dei  Broken Social Scene, altri eroi (un po’ smarriti) del tempo.

Caso ormai più unico che raro: The Reminder è stato anche un grosso successo commerciale, trascinato da una canzoncina perfetta per una coreografia e per spot pubblicitari, peraltro scritta da Feist con la collega australiana Sally Seltmann (1234).

In effetti molto di questo album è frutto di collaborazioni, come se l’autrice avesse voluto proseguire con il modus operandi dei BSS (a partire proprio da Brendan Canning, poi Chilly Gonzales, Ron Sexsmith, Eirik Glambek Bøe dei King Of Convenience), ma indiscutibilmente sua è la scena e sua è la personalità – sempre in bilico tra l’esuberanza più fiera e la delicatezza di una goccia di pioggia che scorre su una foglia appena ingiallita.

A differenza del precedente Let It Die, qui tutto il materiale è originale e parecchio eclettico: The Reminder inizia dalla penetrante solitudine di So Sorry e arriva alla delicata coralità di How My Heart Behaves passando attraverso meditazioni naturalistiche (The Park, The Water), euforie ritmiche sempre in punta di piedi (1234I Feel It All, My Moon My Man, The Limit To Your Love), debolezze confessate (Brandy Alexander), ostinate esibizioni chitarristiche (Sealion, una sorta di rivisitazione di Sea Lion Woman di Nina Simone) ed orchestrazioni accennate (Honey Honey).

L’atmosfera intimista che domina questo album non è frutto dell’assenza di adrenalina, ma del modo in cui Feist tratta le sue creazioni: il suono caldo e per lo più acustico, l’eco dell’ambiente, soprattutto la sua voce sublime, sempre molto vicina e capace di variare registro in un attimo – inutile sforzarsi nei paragoni con Björk, Joan Baez, PJ Harvey, Nina Simone: copre tutto lo spettro.

Il panorama emotivo di Feist nasconde una forza insospettabile dietro ogni apparente fragilità, maschera il proprio sorprendente istinto dietro meditazioni notturne ed è in grado di spegnere con intransigenza ogni briciolo di calore; in questo The Reminder – più di ogni altro album che conserviamo sin qui dal decennio scorso –  è una somma sublime di femminilità.