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Lambchop – Nixon

Forse la differenza sostanziale tra Nixon (2000) e tutti gli altri album dei Lambchop – precedenti e successivi – è che in questi non c’è un brano come Up With The People.

Più in generale, da allora e prima di allora quando mai sei è sentito un brano in cui il mandare a puttane la propria vita viene declamato con tanta gioia? Con una chitarra simil-funky, il basso incessante e persino un coro gospel? Questa è Up With The People e non sta altrove.

Quindi, a dover scegliere un disco tra quelli dei Lambchop – o magari un solo brano tra tutti – eccoci qui. Ma vuole solo dire che Up With The People, e per estensione Nixon, sono irrinunciabili, non anche che sono di per sé esemplificativi.

Il paradigma dei Lambchop è sempre stato quello di raccontare nevrosi, orrori, sconfitte quotidiane; di trasmettere il senso che la bellezza, o la tristezza, possano manifestarsi all’improvviso e sgorgare a fiume da cose microscopiche o quasi invisibili, come ragnatele in controluce.

E anche Nixon è un insieme di racconti enigmatici, suggerimenti vividi, di mezze parole dette spesso in toni che atterranno morbidissimi su una mistura di pop da camera, chitarre languide e orchestrazioni sontuose. Il soul, il whisky al miele, il sole che brucia con indecisione i campi sterminati del sud degli States e le vite che si arrovellano lì intorno.

Altrove (in OH(Ohio)?) i Lambchop sono arrivati a vette incredibili; però al tempo Nixon fece tanto scalpitare la stampa inglese che quell’hype si riverberò in buona parte dell’Europa. Rimasero virtualmente sconosciuti in patria, forse nonostante tutto è ancora così, e noi da allora ci godiamo il loro miracoloso incedere.