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Elbow – Bulid A Rocket Boy!

elbow-build-a-rocket-boys-300x300Quella degli Elbow è una fede incrollabile. Una devozione ostinata e ortodossa alla melodia.

Giunta al quinto album la band inglese non sposta di un centimetro il segno della propria ruota rispetto agli esordi di Asleep In The Back (2001). Atmosfere placide e cullanti, una delicatezza mai eccessiva costruita sulla voce di Guy Garvey e sulle atmosfere da scrigno delle meraviglie sapientemente evocate da Mark e Craig Potter, Richard Jupp e Pete Turner. Un mondo di nuvole e colori pastello che già i primi Genesis avevano saputo evocare, seppur con una diversa epica e maggiore teatralità.

Un album dai toni pacati (e il titolo, ripreso nelle parole di Lippy Kids, pare tutto tranne un’esortazione bellicosa), come d’abitudine prodotto con estrema cura, che lascia una sensazione di semplicità che nasconde trame invece complesse e pregevolissime. La lunga overture The Birds, giusto un po’ di Coldplay misto cori ed handclap in With Love, l’immancabile picco di tensione nel singolo Neat Little Rows, la serenità e le riflessioni della bucolica Jesus Is A Rochdale Girl, la parata ecumenica di Open Arms. Conclude perfettamente la struggente Dear Friends.

Un disco che trasmette malinconia senza insinuare inquietudine, che rasserena senza spegnere il pensiero. Una scatola di preziosi da riaprire a piacimento quando si ha bisogno del senso di completezza che dà la bellezza delle cose ben fatte.

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