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FFS – FFS

FFSPer chi scrive, gli Sparks altro non sono che quelli – inascoltabili – di Kimono My House: roba da operetta intellettualoide, schizofrenicamente parodistica e inutilmente strillata.

Questa collaborazione tra la band dei fratelli Mael e i Franz Ferdinand è rimasta solo un vago progetto per un oltre un decennio e solo ora arriva a concretizzarsi.

Va detto subito: non solo è un disco godibilissimo, ma FFS nobilita il lato arty degli scozzesi e rende intellegibili le devianze degli Sparks, in un colpo solo.

Il tutto grazie ad una massiccia dose di (auto)ironia ed intelligenza nei testi – che tirano  in ballo mogli di poliziotti, figli di dittatori, ragazze troppo timide e ragazzi troppo intelligenti, il Dalai Lama – mentre il sound fa categoria a sé.

Gli elementi tipici dei Franz Ferdinand e degli Sparks si mischiano e non sembrano mai sovrapporsi, FFS vive di un perfetto equilibrio tra le chitarre nervose dei primi e gli spunti teatrali dei secondi, all’insegna della – riuscita – caccia al ritornello appiccicoso e strambo allo stesso tempo.

E’ così che si passa dagli spunti synthpop di Call Girl ai rimbalzi di Police Encounters con il suo coro minimale, a Piss Off, uno dei molti episodi in cui le voci di Alex Kapranos e Russel Mael si fondono a creare qualcosa di spettacolare, fino a Collaborations Don’t Work – che ben riassume lo spirito geniale di questo incontro felice.

A fine anno, FFS sarà ricordato come uno dei migliori album di questo 2015 e troverà certo posso nelle classifiche del decennio: riporta l’intelligenza nel pop odierno, troppo spesso ridotto a mero ancheggiare distratto. A guardare classifiche ce n’era un sacco bisogno.

1 comment on “FFS – FFS

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