Dischi

Francesco De Gregori – Titanic

titanic_b-300x300Ci ho pensato molto. E alla fine questo è l’album italiano che preferisco. Niente alternative, niente indie. Un classico in perenne ballottaggio con altri classici: La Voce Del Padrone, Anima Latina, Crêuza de mä.

E cerco a lungo di codificare le motivazioni per le quali porterei con me questo e non altri dischi, sulla famosa isola deserta.

Fondamentalmente, perso laggiù per chissà quale motivo, per ricordare bene da che posto vengo.

Certo, ognuno di quei dischi mostra una sfaccettatura profonda di italianità. Ma in Titanic c’è dentro tutta la storia dell’Italia. Le radici. Per certi versi narra tutta la storia di un popolo, in modo quasi biblico. C’è il Paese con tutti i suoi malanni, le sue storie di povertà e guerra, il suo infinito romanticismo, le contraddizioni e le poesie proletarie.

Titanic è l’epopea della nostra gente.

Costretta ad andarsene da una sponda dell’Atlatico, dopo aver sognato il rock’n’roll (una musica tutta chitarra e batteria / con il rullante che faceva toc / ed il più esperto dei nostri amici / quelle canzoni le chiamava rock) e cresciuta a pane, acqua e canzoni paesane (e la chitarra veramente la suonavi molto male, però quando cantavi sembrava carnevale), dritti verso un miraggio (sior Capitano mi stia a sentire / ho belle e pronte le mille lire /  in prima classe voglio viaggiare / su questo splendido mare).

Un’Italia fatta di generazioni che hanno creduto almeno per un attimo di poter fare la rivoluzione (La Leva Calcistica Della Classe ’68), e di altre, martoriate, che non hanno mai perso la speranza – o ciò che comunque teneva insieme le persone (cadevano le bombe come neve / il diaciannove luglio a San Lorenzo. Sconquassato il Verano, dopo il bombardamento / tornano a galla i morti e sono più di cento).

Sembra che De Gregori abbia scattato una istantanea senza tempo del paese, partendo da episodi che hanno ua collocazione cronologica ben precisa. Sono nove parabole il cui significato va al di là del momento in cui avvengono.

Potremmo pensare che quell’Italia narrata in Titanic non esista più. O sia ormai distante. Forse così non è, soprattutto ora che questo cielo cambia così veloce da lasciarci senza punti di riferimento; e allora ogni tanto è bene sapere da dove si viene, per capire dove si va.

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