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Lucio Battisti – Le Origini

Lucio-Battisti-Le-Origini-CD-1-Front-300x300Ok, sto barando.

Le Origini non è un disco ma una raccolta. Anzi, un “meglio di” e per questo facile contentenga soprattutto belle canzoni (ma ditelo a chi vorrebbe regalarvi un best of di Mino Reitano o Marcella Bella…). Ho sentito questo album, in particolare il primo dei due cd, decine di volte da bambino. E’ stato il primo che abbia analizzato con attenzione e metodo scientifico, provando a scoprirne e carpirne tutti i segreti, ascoltando ogni traccia per appuntarmi testi, uso della voce, strumenti, battute, intro e outro, numero dei ritornelli, etc…

Tutto il meglio dei primi anni di carriera del migliore autore pop d’Italia. Che lo si ami o meno, che lo si preferisca per questo periodo o per le successive sperimentazioni, Lucio Battisti resta un punto fermo per chiunque faccia musica nel nostro paese, anche oggi. Un riferimento costante seppur in questi anni meno citato rispetto ad altri grandi più in voga come Fabrizio De André o Franco Battiato. Forse per la gestione rispettosa, riservata e quasi gelosa che si ha del suo materiale e del suo ricordo. Forse perché è peculiarità più dei cantautori e dei miti del rock resistere al tempo, mentre la musica leggera viene considerata più di consumo e per questo meno meritevole (e in certi casi è un bene, vedi sopra).

Eppure a riascoltare e analizzare brani come Per Una Lira, Balla Linda, Prigioniero Del Mondo, Un’Avventura, Non E’ Francesca, Acqua Azzurra, Acqua Chiara, Dieci Ragazze, Mi Ritorni In Mente, Fiori Rosa Fiori Di Pesco, Emozioni, Pensieri E Parole, Dio Mio No, non si può non notare la maturità produttiva di quel giovane riccioluto dall’aria schiva e anche un po’ infastidita, l’innovazione compositiva nella scrittura e nella sterminata varietà degli strumenti utilizzati, che sapeva recuperare della tradizione, rileggerla in chiave moderna, trarre ispirazione dalle suggestioni d’oltremanica e d’oltre oceano e, soprattutto, indicare nuove strade per la musica leggera del Bel Paese. Tutto questo ben prima di anime latine, Don Giovanni e giornate uggiose a venire. E più lo si ascolta più ci si accorge di quanto fossero illuminate per l’epoca certe scelte anche nelle canzoni più note (per me la parte migliore di Non E’ Francsca, per il resto tediosa, è la coda psichedelica). E poi i testi e i temi trattati, versi che sappiamo a memoria anche se non li abbiamo mai cantati, che raccontano il nostro quotidiano con la precisione di chi ti conosce, la capacità di raccontare l’amore in tutte le sue accezioni anche le più oscure e morbose.

Un artista controverso, rivoluzionario e sempre uguale a se stesso nella costanza del cambiamento. Capace di capolavori da falò sulla spiaggia e di perle inestimabili e misconosciute. Incontentabile nel mettersi alla prova con l’intero panorama della musica, dal R’n’B al folk, dal blues alla canzonetta, dalla disco all’avanguardia sperimentale. Un autore da riascoltare per riscoprire, ogni volta, che c’è molto più di quanto il tempo non abbia lasciato alla nostra memoria personale e collettiva.

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