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Japandroids – Near To The Wild Heart Of Life

Se Celebration Rock, cinque anni fa, era un album fatto apposta per continuare a girare i palchi di tutto il mondo, divertendosi vivendo i più scontati cliché rock’n’roll, Near To The Wild Heart Of Life è il più complesso dei  ritorni a casa.

Non è questione solo di geografia, percorsa prima e durante la lavorazione di questo album (nato tra Vancouver, Toronto e Città Del Messico), l’odissea dei Japandroids è anzitutto emotiva.

Beneath my clothes, just a bag of bones, under my skin, just skeletons,
I was rolling like a pair of dice, one for laws and one for lies
but all of this I tried to hide, behind a glaze of sweat and fire

Nascosti dietro l’idea (altrui) che tutto fosse davvero finito dopo due dischi, Brian King e David Prowse hanno messo insieme i pezzi di un viaggio che nemmeno loro pensavano mai sarebbe avvenuto; hanno aggiunto alcuni elementi al loro suono asciutto ed essenziale – ma è quest’ultimo che continuano a portare in giro, con fare comprensibilmente ortodosso – hanno liberato la mente e sono tornati con un album che rappresenta un po’ la mattina dopo, il coming down.

Attenzione: nessun mood depresso, la botta di adrenalina è ancora fortissima e loro la utilizzano – oggi – per un racconto dai contorni tanto epici quanto amari, che parte dal momento zero (l’ultima notte in città di Near To The Wild Heart Of Life e i casini scanzonati di North East South West) e arriva a lanciare una sfida all’ineludibile scorrere del tempo (il fuck or fight di In A Body Like A Grave).

Nel centro, Arc Of Bar è un momento fino a poco tempo fa non immaginabile su un album dei Japadroids: un mid tempo deciso e bruciante, lungo e tenuto insieme da un inedito sintetizzatore e da una scrittura che sembra una versione DIY del Dylan di Desolation Row.

Perfetto nello stilizzare, in un colpo solo, lo smarrimento di chi sa di dover crescere (o tornare a casa) ed il ricordo dei peccati più eccitanti, Near To The Wild Heart Of Life  è fatto della stessa materia di cui sono fatti i migliori album di Springsteen (19751984) e ha in sé il senso stesso del rock’n’roll. E’ eccitante e prende la vita per le palle, nonostante tutto.