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Kim Gordon – Girl In A Band

Ero stata adolescente negli anni Sessanta, troppo giovane per essere una hippie, ma ero stata sfiorata dal senso di ribellione e libertà sovreccitata che respiravo attorno a me. L’arte mi aveva sempre dato una direzione, una via da percorrere, anche le volte in cui mi sembrava di non avere una meta. Ma quando ho visto e sentito i gruppi no wave, è stato come se all’istante il mio corpo e la mia mente risolvessero un’equazione. Alla mia vita mancava qualcosa, un elemento fantasma, ed ecco che finalmente l’avevo trovato. Era non convenzionale, era personale ma al tempo stesso non lo era, ed era provocatorio. Inoltre, ogni concerto no wave sapeva di precario, ti dava i brividi e t’infuocava il viso, perché sapevi che la band sul palco si sarebbe potuta sciogliere da un momento all’altro…

E’ questo l’esatto momento dell’epifania di Kim Gordon, nata a Rochester (NY), cresciuta in California ed infine tornata sulla east coast, da dove ha guidato insieme a Thurston Moore i Sonic Youth per trent’anni.

kim_gordon_girl_in_A_bandRacconta tutto in prima persona – dall’infanzia alla giovinezza itinerante, dalla passione per l’arte a quella per Thurston, finita a rotoli – in questo Girl In A Band, edito in Italia da Minimum Fax.

C’è molto (moltissimo) del mondo che si può immaginare – dai giudizi (velenosi) su Courtney Love e Billy Corgan, all’affetto smisurato per Kurt Cobain; dalle riflessioni femministe ispirate dalla figura di Karen Carpenter alle esperienze nel campo della moda e della visual art; dai tour con i Sonic Youth al personale ricordo dell’11 settembre – ma il punto del libro è ben diverso ed è il rapporto di Kim con l’arte.

E più di una volta, scorrendo queste pagine, ci si trova di fronte ad un modo di porsi assolutamente pretenzioso: il continuo inseguire l’arte – in qualsiasi forma – ed una sorta di voler essere più che essere (e voler fare più che fare).
Girl In A Band rende quindi inevitabile una riflessione: l’arte presuppone adesione oppure vocazione? E’ un qualcosa che risiede fuori o dentro l’uomo? Si insegue o si sviluppa?

Ma è il risultato dell’approcciare questo libro come un’autobiografia; l’ultima parte – quella dedicata all’addio dei Sonic Youth, alla fine del matrimonio con Thurston, al trasloco da NY, alla crescita della figlia Coco e alla (brevissima) attualità – rimette le cose a posto rivela una prospettiva diversa e forse più corretta: Girl In A Band è un romanzo di formazione e per tale dovrebbe essere preso.

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