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Lykke Li – Wounded Rhymes

Lykke_Li_Wounded_Rhymes_cover-300x300Giro e rigiro Wounded Rhymes dallo stereo all’iPod e viceversa da un mesetto, ormai. Mi piace molto.

E comunque, a parte il fatto che venga dalla Svezia e che sia bionda (un po’ generico, ne sono cosciente), non so nulla di Lykke Li (a me pare un nome molto dolce, nonostante quelle due consonanti pesanti come pietre lì in mezzo).

Non ho ascoltato Youth Novels nel 2008 e a pensarci bene non ho intenzione di farlo ora.

Anzi, scopro anche che se fino a poco fa leggevo da qualche parte “usignolo biondo” (riferito a chanteuse dalle magnifiche corde vocali e chioma colore dell’oro) il mio cervello associava a questa immagine – insipegabilmente – Patsy Kensit.

Ad ogni modo, alla fine dei ripetuti ascolti mi viene da credere anche che scappare in California sia un modo un tantino drastico per andarsene dal freddo del nord Europa. E che da questo viaggio nella west coast Lykke Li non sia comunque tornata molto serena. Leggera magari sì, dato che l’album è fatto al 90% da ritmo serrato (voce incredibile), e ha un triplete iniziale da ko.

Poi magari domani mi sveglio e scopro che I Follow Rivers è diventata una hit di quelle che scalano le classifiche di mezzo mondo e Love Out Of Lust – vera perla di Wounded Rhymes – un’inno romanticone al carpe diem e non me n’ero accorto.

 

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