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Primal Scream – Give Out But Don’t Give Up: The Original Memphis Recordings

Nel tentativo di dare un seguito a Screamadelica, i Primal Scream si tapparono in studio e girarono per lungo tempo a vuoto. Erano a corto di idee e si lasciarono andare a prevedibili stravizi.

In un attimo di lucidità, però, decisero quale direzione prendere: produrre qualcosa che suonasse pulito come i dischi di Aretha Franklin, Dusty Springfield, Elvis Presley, Percy Sledge e James Carr.

E per farlo nel modo giusto pensarono bene di andare alla fonte  e coinvolgere le persone che avevano lavorato con quegli artisti, a partire dal produttore Tom Dowd.

Ecco dunque che iniziò un surreale scambio sull’asse Glasgow – Memphis: prima i Memphis Horns (Wayne Jackson + Andrew Lowe) e la Muscle Shoals Rhytm Section (David Hood + Roger Hawkins) andarono a trovarli in Scozia («la prima volta che entrammo nel loro pub ci sembrò il bar di Guerre Stellari. In più tra il nostro accento dell’Alabama ed il loro accento scozzese, ci mettemmo una settimana a capirci», ricorda oggi Hood), poi al momento di registrare (marzo 1993) si spostarono effettivamente tutti nel sud degli States agli ordini di Dowd.

Quest’ultimo aveva ascoltato Scramadelica e all’inizio non ebbe assolutamente idea di cosa farsene dei Primal Scream; ma Bobby Gillespie, Andrew Inn, Robert Young e Martin Duffy – che dovettero elevare, e di molto, i loro standard per suonare insieme a certi mostri sacri – si affidarono completamente a lui.

Ciò che uscì da quelle sedute di registrazione a Memphis, però, non vide mai la luce.

Tornati a casa i ragazzi non furono affatto sicuri (non tanto del risultato tecnico, quanto) del fatto che mettere sul mercato una cosa del genere potesse essere effettivamente la cosa migliore. Finì che la Creation chiese al produttore George Drakoulias di mettere le mani su quel materiale e rendere tutto più contemporaneo; anche George Clinton fu tirato a bordo per altri remix che potessero contribuire a non far smarrire completamente i Primal Scream dai dancefloor.

Insomma: quando fu pubblicato (1994), Give Out But Don’t Give Up era qualcosa di decisamente distante dall’idea di partenza.

Sarebbe rimasto tutto così se Andrew Innes non avesse trovato dei nastri con il mix originale durante un trasloco un paio di anni fa: a distanza di quindici anni è finalmente possibile ascoltare cosa i Primal Scream effettivamente combinarono in quel di Memphis.

E, senza mezzi termini, si tratta di qualcosa di grandioso.

Give Out But Don’t Give Up: The Original Memphis Recordings scorre via esattamente come i migliori auspici; la sezione ritmica, i fiati, le chitarre: nulla sembra potersi davvero collocare negli anni ’90; persino la voce di Gillespie non è mai stata tanto perfetta.

Ripulita da ogni possibile scherzetto di post-produzione, Rocks – all’epoca singolo apripista – vive di una intensità più vera; Big Jet Plane torna ad essere un gospel, fatto di voci su voci e fiati belli tondi, qualcosa di incredibilmente emozionante; Free è un acuto dolente, notturno e solitario, Jailbird un’esplosione ben degna di Exile On Main St.; non ci sono Funky Jam e Give Out But Don’t Give Up, le due creazioni di Clinton e in generale ogni cosa suona scandalosamente profonda e soul.

Give Out But Don’t Give Up: The Original Memphis Recordings (che è anche la fotografia di un bizzarro viaggio in compagnia di amici persi per strada: Tom Dowd è scomparso nel 2012, Robert Young – la sua chitarra qui è assolutamente selvaggia e magnifica – nel 2014) finisce per ripagare alla grande tutto il tempo perduto, riesce a far si che i Primal Scream facciano pace con la loro storia e dà loro qualcosa che è senza dubbio un degno prodotto di Memphis (proprio come i dischi dei loro eroi).

Da ultimo, questa edizione finisce per confermare tutti i dubbi che Gillespie & co. avevano nutrito al ritorno a casa: all’epoca un album del genere sarebbe facilmente sputato via dal mercato, fagocitato dal britpop e da quant’altro in voga all’epoca. In fin dei conti quasi meglio goderselo così, ora, lontani dalla confusione.