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Spacemen 3 – Sound Of Confusion

FIRELP015 Spacemen 3 - Sound OF Confusion LP SLEEVECuriosamente nati entrambi il 19 novembre del 1965, Peter Kember e Jason Pierce si incontrarono sedicenni all’Art College di Rugby, cittadina imbucata nelle west midlands inglesi.

Un paio d’anni più tardi avrebbero intitolato le loro primissime incisioni insieme For All The Fucked Up Children Of The World We Give You Spacemen 3, mostrando di avere le idee chiare in fatto di estetica e di approccio alla vita: tre anche se in realtà si trattava di loro due per la maggior parte delle volte (ma pareva un bell’omaggio al terzo occhio, alle porte della percezione e comunque a certi cartelloni pubblicitari che chiedevano «are your dreams at night 3 sizes too big?»), strani concerti in cui suonavano le loro chitarre seduti, avvolti in una inquietante semi oscurità rotta soltanto da un traballante impianto di luci colorate rubato a chissà quale sala da ballo, e una tendenza spinta all’auto ipnosi.

Ecco: il debutto discografico degli Spacemen 3, che sarebbe arrivato nel luglio del 1986 e avrebbe dovuto intitolarsi (forse in modo un po’ troppo esplicito) Taking Drugs, restituisce perfettamente ancora oggi la cifra di quegli anni.

Pierce (non ancora “J Spaceman”) e Kember (non ancora “Sonic Boom”) avevano probabilmente in mente altro – lo dimostra il fatto che non arrivarono ad una versione soddisfacente di Walking With Jesus, che finirà nel successivo The Perfect Prescription, e che la titanica O.D. Catastrophe che chiude Sound Of Confusion è una delle primissime composizioni originali dei due – ma così finirono per incorniciare tutto il fascino grezzo della loro embrionica visione.

Si tratta di un album registrato in cinque giorni con un budget ridicolo (un migliaio di sterline), ampiamente ignorato al momento della pubblicazione, con tre cover su otto brani, e chi all’epoca lo ascoltò catalogò in fretta gli Spacemen 3 tra i figliocci dei Jesus And Mary Chain (che appena un anno prima se n’erano usciti con Psychocandy), per poi dimenticarsene.

In realtà il rumore traballante di Sound Of Confusion ha poco da spartire con il pop lurido dei fratelli Reid, ancor meno con quello che di lì a poco sarebbe stato definito shoegaze: i modelli di Pierce e Kember stanno altrove, in una improbabile dimensione parallela che fonde la musica gospel con gli Stooges (loro Little Doll), la psichedelia garage dei 13th Floor Elevators (loro Rollercoaster) con le paludi popolate dagli spettri del delta blues.

Il loro minimalismo ripetitivo e fragoroso è qualcosa di personalissimo, una via ascensionale ed impropria verso uno stato di trance auto indotto nel quale trovano posto – senza alcuna frattura, almeno in questo album – visioni di cruda violenza, aspirazioni mistiche (è Hey Man, ma suona ovviamente come amen) e manipolazioni sonore che riecheggiano una confusa alterazione.
Ma lì dove la generazione sixties si imbottiva di coloratissimi acidi, quella eighties vira sull’eroina: questa la più facile – ma credibile – spiegazione della monocromia che pervade Sound Of Confusion.

Una specie di rivoluzione apatica e solitaria, che trova in questo debutto degli Spaceman 3 una concretizzazione artistica in cui le botte di fuzz corrispondono ad altrettante incredibili botte oppiacee.

 

 

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