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Cover versions 001: Verdena

Avete dato un’occhiata ad Alberto Ferrari che l’altro giorno – ospite a Radio1 per il lancio del nuovo Endkadenzimprovvisa una versione acustica di All Shook Up di Elvis?

Ecco: i Verdena hanno spesso e volentieri si sono cimentati in cover di brani leggendari.
Oltre quelle che troverete elencate qui, consigliamo di andarne a ripescarne altre tre, pubblicate dalla rivista Tutto oltre dieci anni fa: le furiose Search & Destroy e TV Eye degli Stooges e Across The Universe, che si inserisce tra quei tributi ai Beatles davvero riusciti. Salvo errori, tutte partorite con la complicità di Manuel Agnelli.

In attesa dei nuovi album e del tour, piccolo ripasso di queste chicche.

Sunshine Of Your Love (Cream, 1967): i Verdena presentano così le proprie radici, inserendo questa cover dei Cream nel loro ep Viba; un’ammasso distorto di basso-chitarra-batteria animalesca, a cospetto del quale la versione originale pare un’elegante e innocuo blues rock. Ad un certo punto la chitarra comincia a vagare e da lì addio.

Reverberation (The 13th Floor Elevators, 1966): l’originale non arriva a 3′, qui dai 5 in poi è fatta di rumore bianco, voci sottili, battiti e riverberi; prima, pura cattiveria che sferraglia via dai piatti torturati da Luca Ferrari. Sta sull’ep Spaceman, che anticipava la pubblicazione di Solo Un Grande Sasso.

Creepy Smell (Melvins, 1989): Miami Safari è acida ed irrefrenabile, fatta di allucinazioni ed allitterazioni; l’omonimo – notevole – ep include la lunga cavalcata Solo Un Grande Sasso (parte 1 e 2) e prima di chiudersi con la dolcezza sfasata di Morbida infila questo tributo ai Melvins, che volume a parte non si discosta troppo dall’originale.

Harvest (Neil Young, 1972): anche in questo caso i Verdena non si distaccano molto dall’originale, mantenendo intatta la vibrazione acustica del capolavoro di Neil Young. Il drumming peso però aggiunge una certa gravità all’incedere e rende quasi credibile ascoltare questo pastorale che risuona tra le valli bergamasche.

His Latest Flame (Marie’s The Name) (Elvis Presley, 1961): questo tributo al re del rock’n’roll (con titolo invertito, sull’ep Caños) spinge sulla ritmica, ma quello che davvero manca è la profondità vocale, oggettivamente inarrivabile.

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