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Four Tet – There Is Love In You

Dopo due album che la critica aveva etichettato come folktronica (e allora Rounds è la massima espressione di quel sub-genere), dopo le collaborazioni dal sapore jazzato con Steve Reid, compici le residency al The End ed al Plastic People di Londra Four Tet aveva chiuso gli anni zero con l’ep Ringer, cioè rivolgendo per la prima volta lo sguardo verso la house. O qualcosa che le assomigliava molto.

Kieran Hebden arrivò a completare quella visione con There Is Love In You (2010), aggiungendo alle sue tessiture una nuova propulsione ritmica che di fatto non avrebbe più abbandonato.

È un album di dance music estatica, che rimbalza più in senso emotivo che fisico.

Sample vocali di matrice soul (Angel Echoes, Love Cry), chitarre più o meno improvvise (She Just Likes To Fight), incastri che guardano da vicino il Burial di Untrue (Plastic People, Sing), persino il campionamento di un elettrocardiogramma (Pablo’s Heart): anche se spesso questi elementi stanno su una tavolozza in 4/4, sono sempre calati in un orizzonte caldo, metafisico e sognante anche se spesso

E quindi – nonostante il chiarissimo mood positivo e la beatitudine che ne consegue – non c’è pericolo di confondere questo disco per l’opera di qualcuno che non sia Four Tet.

There Is Love In You apre le porte della cameretta e trasporta sul dancefloor la sua estetica parcellizzata e la sua attitudine a trattare il suono come un elemento potente ed evocativo.