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GLOK – Dissident

Che dietro il nome d’arte GLOK si nascondesse Andy BellRide, ex Oasis e (con meno gloria) Hurricane #1 – si è scoperto solo dopo che alcune delle tracce che oggi compongono Dissident avevano già attirato l’attenzione di molti, e tra questi della piccola Bytes Records.

Effetto sorpresa notevole, perché in qualche modo non si è mai pensato davvero a Bell come un’artista del quale aspettarsi qualcosa di più che intarsi chitarristici dreamy e/o un sacco di rumore (sempre con la sei corde).

Invece il progetto GLOK lo inquadra come un producer capacissimo di muoversi tra sintetizzatori vintage, drum machines e diavolerie varie per creare un landscape totalmente diverso. O meglio: un landscape che condivide con quelli a lui più comuni una sicura attitudine ipnotica ed eterea, ma al quale si arriva per vie finora a lui sconosciute.

Basterebbero i 20′ della title-track: un trip epico, incalzante, in cui Bell butta dentro synthwave, italodisco, scratch di chitarra. Roba che la luce del giorno non la si vorrebbe rivedere mai più.

Ma in Dissident c’è molto di più, soprattutto la sensazione di avere a che fare con qualcosa frutto di una chimica studiata anche se mai cerebrale. Come le migliori droghe, da prendere sul serio – però per mollare tutto e lasciarsi andare.

A Cloud Cover mancherebbe la voce di Hope Sandoval per essere la continuazione di Asleep From The Day dei Chemical Brothers (da Surrender), Projected Sounds inizia giocosa e finisce in un vortice ipercompresso e frenetico come le cose migliori dei CAN, Weaver è pura alterazione sensoriale.

Ma al suo meglio questo album mischia techno in alta definizione con strati e strati di suoni acidi, ambient da tramonto con sintetizzatori da serie tv (Kolokol, PulsingExit Through The Skylight).

Con Dissident Andy Bell / GLOK ha voluto omaggiare molte cose già note e sentite; però le ha prese, le ha mischiate con una personalità incredibili. Tutta roba sua, speriamo ne arrivi ancora.