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Joy Division – Substance

Nel 1988 il culto dei Joy Division era già cosa fatta, ma occorreva dare un deciso ordine alla loro discografia: la loro storia non si limitava a Unknown Pleasures e Closer, e Still era stato più che altro un (vano) tentativo di arginare il fiorire di bootleg e compilation di rarità tutt’altro che ufficiali.

Substance colmò quel vuoto decisivo e da allora è il luogo naturale dove trovare alcuni brani pubblicati solo come singoli, primi tra tutti i fondamentali Love Will Tear Us Apart, Atmosphere, Transmission.

Substance venne però messo sul mercato dalla Factory Records in versioni diverse a seconda del formato e bisogna guardare a quella in cd perché il vero tesoro sta lì: un altro singolo (Komakino, spesso sottovalutato forse perché il suo andazzo ritmico ricorda da vicino Exercise One, ed in effetti il brano è figlio delle stesse session dalle quali emerse Closer), roba rintracciabile solo in  vecchi sampler della Factory (From Safety To Where…? e Glass, il primo incontro con Martin Hannett), ancora lati b («ora sei solo, non credi che sia un peccato? Ma è solo colpa tua…» declama Ian Curtis su Novelty) e soprattutto l’intero An Ideal For Living. 

Non era la prima volta che il debutto autoprodotto dei Joy Division veniva ristampato, ma certamente la prima in cui veniva distribuito su larga scala mettendo alla storia tragicomica legata alla sua prima registrazione, datata dicembre 1977. In pratica, pagando 600 sterline la band avrebbe avuto a disposizione lo studio, un tecnico e mille copie del disco. Loro avrebbero pensato alla copertina ed alla distribuzione. Così fu, ma – come ricorda Peter Hook in Joy Division: Tutta La Storia – non senza un risvolto imprevisto:

Il giorno in cui li hanno consegnati allo studio sono andato in macchina a Oldham per recuperarli, tutti e 1000, poi sono tornato in fretta e furia a casa per ascoltane uno. Sono arrivato a casa. Sono corso al piano di sopra. Usavo ancora lo stesso Dansette che avevo preso da Gresty. Ci avevo ascoltato tutti i dischi e adesso ci avrei ascoltato il mio. Dire che ero eccitato è poco: stavo per venire nei pantaloni. Ho messo su il disco. Si sentiva da schifo. Ho pensato: “Oh Dio, deve essere una copia difettosa…“. Così ne ho preso un altro: uguale. Era molto ovattato, sembrava ci fosse un ciuffo di polvere sulla puntina. Ho provato con cinque copie prima di rassegnarmi e chiamare Bernard. “C’è qualcosa che non va col disco“, gli hi detto piagnucolando. “Si sente di merda, è tutto ovattato e orribile“. Mi ha detto: “Senti il tipo dei Pennine, vedi di capire cosa è andato storto“. Ho chiamato Paul al Pennine. “Hey amico, il nostro disco si sente di merda. È tutto ovattato“. E mi ha detto “Ah si, per forza. Avete fatto un errore“. “In che senso abbiamo fatto un errore? Quale errore?” “Beh“, ha detto, “siccome avete inserito quattro tracce nell’EP, tracce lunghe, la durata fa si che i solchi siano molto stretti, e quando i solchi sono molto stretti, la qualità del suono è pessima“. Ho replicato: “Perché non ce l’hai detto? Sei un cazzo di ingegnere del suono! Avresti dovuto dire: “Non mettete quattro tracce ragazzi, si sentirà di merda – mettetene due”“. E lui: “Hey, hey, cazzo! Adesso non iniziare a lamentarti con me, stronzo!“. Gli ho risposto: “Non provare a darmi dello stronzo, cazzo. Sei tu lo stronzo. Questo fottuto disco si sente di merda, razza di coglione!“. Ho appeso. Ho messo giù il telefono.

Morale: dovettero inventarsi un modo per smerciare quelle mille copie nonostante si sentissero malissimo, per provare a rientrare dei soldi spesi. O meglio, perché Ian Curtis potesse restituire il prestito chiesto alla sua banca con la scusa di comprarsi nuovi mobili per la casa. Ma fu solo quando presero a bordo Rob Gretton come manager che riuscirono a ricomprarsi i master di quelle registrazioni e ristampare il tutto in modo decente (e con una copertina diversa).

E in An Ideal For Living i Joy Division suonano molto diversi da come siamo ormai abituati a sentirli, da come già ce li si ricordava nel 1988: da un lato, la velocità di Warsaw e Failures sono diretta conseguenza dalle apparizioni dei Sex Pistols a Manchester (la prima delle quali organizzata da Pete Shelley e Howard Devoto dei Buzzcocks e ricordata come uno dei concerti che cambiò per sempre la storia della musica), per altro verso gli elementi che poi li avrebbero contraddistinti (su tutti i riff del basso Hook) sono ancora annacquati ed acerbi, frutto di un approccio diretto, ingenuo, non ancora cristallizzato ed elevato dalla produzione di Hannett (Leaders Of Man e No Love Lost); solo Ian Curtis sembra già a proprio agio con la scrittura dei testi, per lui la vera svolta arriverà tra Unknown Pleasure e Closer. Insomma, quell’ep fotografa un momento in cui la band non aveva ancora avuto il suo momento di rivelazione (che arriverà comunque a breve, con la scrittura di Transmission).

Substance, quindi, è un lascito fondamentale tanto quanto quei due album di studio e, ancora oggi, la miglior introduzione possibile ai Joy Division.