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Marlene Kuntz – Catartica

Catartica è un tale uragano di suoni ed emotività che quando il fragore si posa lento, un’ora più tardi, i sensi ancora oscillano incerti e le orecchie continuano a ronzare per un po’.

Gioca spesso sul sottile confine che divide la fantasia della violenza ed il suo concretizzarsi (Giù, Giù, Giù, Fuoco Su Di Te, Festa Mesta), a tratti è pericoloso.

È poetico, quantomeno nel senso che il linguaggio di utilizzato da Cristiano Godano – una semantica colta, complessa, strutturata, fatta di figure retoriche e accostamenti inusuali ma affilati e precisissimi – fa storia a sé; il vertice suadente è Nuotando Nell’Aria, ma Lieve, succinta ed impertinente, sta solo un passo indietro (Catartica era uscito da qualche settimana appena e i C.S.I. la rilessero nel loro live pseudo-acustico In Quiete).

Per questa via, a posteriori, ai Marlene Kuntz va anche riconosciuto il grande merito di aver affrancato quel suono (cioè quello dei Sonic Youth) dalla lingua inglese. Germi, l’album con cui gli Afterhours fecero la stessa scelta, sarebbe arrivato l’anno dopo; ora del 1999, ai Verdena sembrò assolutamente opportuno esordire in italiano, lasciando l’idioma anglosassone chiuso nel famoso pollaio/sala prove di Albino.

Non si può tornare al 1994, quando uscì Catartica, ma immaginiamo che allora fosse un’ipotesi particolarmente azzardata quella di ritrovarsi decenni più tardi a parlarne come un momento topico, un punto di svolta tale da riverberarsi ben oltre la vita (artistica e non) della band.

Anche restringendo lo sguardo, sembra che allora potesse essere altrettanto difficile prevedere che molte di queste canzoni avrebbero avuto un destino sostanzialmente eterno.

Questo esordio fu il frutto della tenacia dei Marlene Kuntz (erano ormai in giro da cinque anni, e per arrivarci misero in piedi quello che oggi si definirebbe crowdfunding) e pian piano qualcosa si mosse: meno di una decina di migliaia di copie vendute in due anni; poi una gran fetta di pubblico – quella che si sarebbe rivelata decisiva – si accorse di loro più tardi, nel 1996, quando ben cinque brani di Catartica finirono nella colonna sonora del film Jack Frusciante È Uscito Dal Gruppo. E Nuotando Nell’Aria stava lì, nell’agrodolce concretizzarsi della love story tra Alex e Aidi.

Alle orecchie chi, nel frattempo, ha ascoltato i MK dal vivo – il riferimento è a H.U.P. Live In Catharsis, che chiude la loro trilogia classica, ma anche ad una qualsiasi esperienza diretta tra un club e un festivalCatartica rischia quasi di suonare leggero.

Perché l’habitat naturale di queste canzoni (e dei Marlene) è il live; è quello il momento in cui l’elettricità corre libera, le corde delle chitarre vengono triturate, contorte e – torturate e  piegate all’infinito – ululano con una veemenza che fa il paio con la voce di Godano, in egual parte sudore, sputo, luna piena.

Insomma: è quasi strano pensare che brani come Nuotando Nell’Aria, 1° 2° 3°, Lieve, Sonica, Festa Mesta, abbiano in realtà una forma definitiva, scolpita da qualche parte fuori dalla dimensione live. Eppure eccola qui.