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Nightmares On Wax – A Word Of Science

George Evelyn aveva concepito i Nightmares On Wax come un progetto collaborativo, ma ora del debutto sulla lunga distanza quelle tre parole erano già diventate un nome d’arte che poteva essere attribuito solo a lui.

Per una ragione o l’altra, chi negli anni precedenti lo aveva afficato aveva scelto strade diverse; d’altra parte, lui stesso aveva in mente qualcosa di ben diverso dai primi due singoli che avevano diffuso il nome Nightmares On Wax tra i cultori della nascente scena techno, Aftermath # 1 e Dextrous.

Entrambi trovano posto su A Word Of Science (1991), album che ha anche un sottotitolo significativo, The First And Final Chapter, e che fu una mezza delusione per chi si aspettava un’opera fatta di ritmi forsennati e ipercinetici sui quali scatenarsi.

No, con A Word Of Science George Evelyn rinnegò gran parte di quella sua visione e virò verso qualcosa di molto più rilassato, miscelando con incredibile scioltezza ritmiche hip-hop, funk, reggae, persino jazz, e voci soul. Quello con cui era cresciuto, sostanzialmente: Bob Marley, Quincy Jones, Curtis Mayfield e via andare.

Un orizzonte caldo, umano, perfetto per l’altro lato della notte che sarebbe poi stato il tratto fondamentale delle successive uscite a nome Nightmares On Wax.

Gli elementi più pungenti, ispidi ed artificiali delle sue prime creazioni rappresentano qui una percentuale molto bassa dell’alchimia e dove risaltano con maggiore evidenza sono comunque diluiti (Biofeedback, A Case Of FunkBwtm, Fun, Sal Batardes), immersi in sample polverosi e non dichiarati che ripescano a piene mani dalla seconda metà dei seventies e strizzano l’occhio al rap d’oltre Oceano.

Il colpo di genio di A Word Of Science fu di voler trascendere l’aspetto più cerebrale (e celebrato) della (allora) nuova scena electro per concentrarsi sulla sua anima sballata. Una mossa che la neonata Warp Records approvò senza riserve e che avrebbe anticipato i ritmi trip-hop ed il suono chill dei ’90.

E alla pari di un brano come Voodoo Ray, Dextrous rimane un punto chiave per esplorare l’avanguardia inglese di fine anni ’80 e rimane, per volere del suo stesso autore, irripetibile.