Dischi

The Jam – The Jam At The BBC

the_jam_at_the_bbcQuest’estate la Somerset House di Londra ospita fino al 27 settembre About The Young Idea, una super mostra dedicata ai Jam e alla loro epopea punk/mod.
C’è anche un’omonima doppia raccolta in uscita, ma se possiamo permetterci un consiglio – soprattutto se siete dei neofiti, altrimenti è probabile che l’abbiate già – virate su questo The Jam At The BBC (2002) e assicuratevi l’edizione speciale che contiene, oltre i due dischi di session, l’intero concerto al Rainbow Theatre registrato nel dicembre del 1979 (il libretto con le splendide fotografie lo avrete in ogni caso).

Il perché è presto detto: vi troverete assorbiti in una spettacolare testimonianza di quel motto con cui Weller, Foxton e Buckler erano soliti adornare i loro amplificatori sin dall’esordio sulle scene londinesi nel 1975/76, fire and skill.
E questo ovviamente oltre il consueto valore storico di ciò che viene periodicamente ripescato dagli archivi della lungimirante BBC.

Due dischi raccolgono 3 sessioni dirette da John Peel nel periodo 1977-1979, due apparizioni ad In Concert (1978 e 1981) e un ulteriore live del 1981 registrato allo Studio B15; insieme al terzo (il concerto al Rainbow, appunto) rappresentano qualcosa di molto migliore di Live Jam, pubblicato nel 1993 assemblando spezzoni di varie esibizioni.

In quelle occasioni, ricorda Weller, «niente sovraincisioni, forse si poteva aggiungere un po’ di feedback… mnon pensavamo troppo a quello che stavamo combinando, lo facevamo e basta e questo aggiunge un senso di urgenza alle registrazioni»; e ancora, Buckler: «non era come stare in studio, avevamo un tempo molto limitato e assomigliava di più ad un esame!».

E’ proprio questo il punto, l’urgenza incredibile, il suono affilato che trabocca da queste registrazioni anche quando seguono i Jam nella loro evoluzione soul/r&b (Absolute Beginners è strepitosa: la trovate qui sotto con tanto di incredibile Rickenbacker “fumettistica”), oltre il fatto che anche questa pubblicazione (come molte BBC Sessions / Peel Sessions, etc.) offre quell’impagabile esperienza di sintonizzarsi sulla radio di allora: tra jingle, interviste e lanci si recupera un po’ del significato profondo di radio e, più in generale, di un epoca che non abbiamo vissuto (non solo anagraficamente).

Accanto alle canzoni più famose (alcune delle quali ancora oggi nel repertorio del Modfather: Town Called Malice, In The Crowd, Start! su tutte) ci sono una serie di chicche non da poco: un furioso ripescaggio di Sweet Soul Music (scritta da Otis Redding, Sam Cooke e Arthur Conley e pubblicata da quest’ultimo nel 1967), alcuni brani mai troppo celebrati come I’ve Changed My Adress (dal debutto In The City, con una chitarra incredibile), London Girl (un esempio minore di talentuosa scrittura), Ghosts e la sua atmosfera scarna, Away From The Numbers e l’inquietante b-side The Butterly Collector.

The Jam At The BBC, se ce ne fosse bisogno, dimostra che razza di band furono i Jam: dal brodo primordiale del punk al mod revival alla riproposizione in chiave modernista del r&b, il tutto in cinque – incendiari – anni.

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