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AAVV – Lost In Translation OST

lost_in_translation_ost(a quanto ho visto) Negli ultimi dieci anni non c’è stato un altro film capace di trasmettere un senso di sospensione spazio – temporale così intenso quanto quello che domina Lost In Translation.

Sarà la perfetta concezione estetica di Sofia Coppola, sarà l’ambientazione più spersonalizzante che si possa immaginare (un mega hotel di Tokyo), saranno la faccia incredibile di Bill Murray, o il famoso sedere di Scarlett Johansson mollemente riverso sul letto kingsize… sarà anche questa colonna sonora semplicemente perfetta.

Messa insieme dall’immenso Brian Reitzell, riesce anzitutto a riportare in vita (stiamo parlando di dieci anni fa tondi tondi, e quindi ben prima del trionfale reunion tour e di m b v) il culto dei My Bloody Valentine e dei Jesus And Mary Chain, consolidare la dedizione di Sofia Coppola per Air e Phoenix, ed unire il tutto con sprazzi di Giappone (sia quello digitale, sintetico, e stilizzato sia quello che tenta di inseguire il pop occidentale, poco importa).

Ne esce esattamente quella sensazione che in Giappone ti prende alla gola, quella strana ed eterna pacificazione tra ipermoderno e secolare, tra la tecnologia più spinta e l’ikebana.

Ecco, in fondo la colonna sonora di Lost In Translation sembra un esercizio d’arte ikebana: tanti fiori recisi messi a formare qualcosa di più grande, e comunque armonioso. Forse solo l’applicazione di questa tecnica può spiegare fino in fondo l’accostamento di emozioni fragorose e sferraglianti (Sometimes dei MBV, Just Like Honey dei JAMC), e incubi lievi (Alone In Kyoto degli Air) o violenze rarefatte (Girls dei Death In Vegas).

Quindici momenti che sono una composizione perfetta, che ha immediato effetto abdicativo di ogni volontà di estrapolare quei braniculto (ce n’è più d’uno), pena la perdita totale della visione d’insieme.
Per scoprire che tra il fragore e la quiete non c’è che un grado di separazione, così come tra la tranquillità, la noia e l’incubo.

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