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Junior Murvin – Police & Thieves

Prima di Fuck Tha Police dei N.W.A, l’inno per eccellenza contro l’ordine costituito era Police & Thieves.

Decenni diversi, latitudini, contesti differenti ma di fatto la medesima cultura ed un unico antagonista: l’omino vestito (generalmente) di blu che rappresenta il braccio violento della legge.

Junior Murvin la scrisse dopo essersi fatto le ossa nei sobborghi di Kingston portando in scena le sue interpretazioni di Curtis Mayfield, Sam Cooke, Nat King Cole e – soprattutto – dopo essersi ritrovato più di una volta nel mezzo del caos sociale della Giamaica post coloniale, in cui era impossibile distinguere buoni e cattivi.

Nel 1976 Police & Thieves raggiunse il vertice delle classifiche in patria e in Inghilterra, dove diventò la colonna sonora dei riots scoppiati durante il carnevale di Notting Hill; l’anno dopo fu ripresa dai Clash nel loro immortale debutto, divenendo così simbolo della fratellanza tra i punk londinesi ed i rasta caraibici («proprio come i gruppi degli anni ’60 facevano cover delle ultime uscite r&b, noi riprendemmo l’ultima hit che veniva dalla Giamaica», disse poi Mick Jones) .

L’album che porta quel nome, Police & Thieves (pubblicato nell’aprile del 1977), è uno dei capolavori usciti dal leggendario studio Black Ark di Lee ‘Scratch’ Perry: ovviamente la house band (gli Upsetters) giocò un ruolo fondamentale nel creare un suono attorno alla voce di Murvin, ma ciò che davvero rende incredibile questo album è l’interazione tra il suo falsetto e la produzione tetra ed oscura di Perry.

Il produttore (qui anche co-autore) riveste la dolcezza di Murvin di un elettrofuturismo fatto di echi, riverberi e loop che vanno molto al di là del mood lussureggiante che dominava Scratch The Super Ape; il tempo di Police & Thieves (ben lungi dall’essere oscurato dalla grandezza della sua traccia più famosa) è in tutto e per tutto lento e disperato, è come una lunga agonia in levare.

Da questo tessuto torbido, la voce di Murvin si eleva e crea un album di roots reggae politico abbagliante: Rescue Jah Children è un’esortazione ad aiutare i fratelli che lottavano per l’indipendenza della Rodesia e del Mozambico; Tedious è un oscuro commento sulla situazione giamaicana che chiude profetizzando un esodo di massa; False Teaching svela l’ipocrisia di un sistema (anche religioso) che osteggia l’utilizzo della ganja ma fa i soldi con altre droghe che invece reputa legali; Easy Task e soprattutto Working In The Cornfield hanno più a che fare con il delta blues che con i soundsystem di Kingston; in chiusura, Murvin si erge a supremo commentatore con I Was Appointed, massima espressione della tensione che attraversa Police & Thieves.

La gloria di Murvin è tutta legata a quel singolo, ma – anche se non riuscì mai più a mettere insieme un album del genere, anche perché la collaborazione con Lee ‘Scratch’ Perry si chiuse qui – è in qualche modo ingiusto. Resta uno dei più significativi album del genere mai registrati.