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R.E.M. – Reveal

The sun reflected in the back of my eye
I knocked my head against the sky
the dragonflies are busy buzzing me
seahorses if we were in the sea

Reveal è l’estate nell’attimo in cui inizia la sua fase decrescente.

Il sole è ancora alto e caldissimo nel cielo, però si percepisce chiaramente che d’ora in avanti ogni giorno sarà più corto del precedente; la straordinaria spensieratezza vissuta fino a quel momento comincia a sporcarsi di malinconia.

Il primo passo dei R.E.M. senza Bill Berry era stato Up, un album a tratti confuso ma dominato da un fascino vintage e allucinato.

Sin dalle prime note, Reveal è decisamente più insulare del suo precedessore, ma non meno composito. Il suo impianto ostentatamente melodico – che sembra mutuato dalla tradizione West Coast – poggia su architetture e strutture armoniche complesse, come se i R.E.M. avessero cercato di mettere insieme la scrittura di Out Of Time e Automatic For The People con i suoni sintetici ai quali avevano fatto ricorso più di recente.

Il risultato è assai barocco, a tratti dispersivo, ma sufficientemente leggero ed intrigante da resistere a ripetuti ascolti.

Anche perché i momenti memorabili non mancano: The Lifting apre le danze con fare cinematico (è, dichiaratamente, il prequel di Daysleeper); Imitation Of Life, con il suo ritmo irresistibile e le sue allusioni alla fama e al fallimento, è probabilmente il singolo migliore degli ultimi R.E.M. (e stava per essere scartata); la progressione di All The Way To Reno, gli scintilli ottimistici di Beat A Drum, la leziosità angosciante di Summer Turns To High, il languore pigro di Beachball

Probabilmente Stipe, Mills e Buck avevano in mente di ritornare a fare le cose con una certa semplicità, invece si ritrovarono per le mani Reveal – che va collocato nella loro discografia come una sorta di Pet Sounds alienato e dominato dalle ombre lunghe della sera.